Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Termine per il reclamo in caso di omologazione e limiti al diritto di voto

Il termine di trenta giorni, stabilito dall’art. 18 legge fall. per la proposizione del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, si applica, per analogia, al reclamo proponibile dinanzi alla Corte di Appello, ai sensi dell’art. 183 legge fall., in caso di pronuncia di omologazione, accordata o negata, di un concordato preventivo.

In particolare, l’applicazione analogica della disposizione de qua prescinde dalla circostanza che alla mancata omologa del concordato preventivo segua una contestuale dichiarazione di fallimento, essendo quest’ultima irrilevante rispetto all’interesse alla proposizione del reclamo.

La ratio di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione va individuata nella necessità di evitare che i termini per proporre la medesima forma di gravame possano mutare a seconda del contenuto del provvedimento impugnato e dell’eventualità che, contestualmente al diniego di omologazione, possa o meno essere pronunciata la sentenza di fallimento.

Nel caso di specie, inoltre, parte ricorrente lamentava l’erronea interpretazione da parte della Corte della questione sollevata con il reclamo: si trattava, infatti, di constatare che il creditore poteva sempre revocare il voto ritenuto invalido fino alla pronuncia del Tribunale in sede di omologazione, non anche di valutare la revocabilità del voto oltre i termini previsti dall’art. 178, comma 4 legge fall. Nel dettaglio, parte ricorrente sosteneva che, nel caso in cui, a seguito di revoca del voto, le parti avessero espresso adesione al concordato, la volontà manifestata avrebbe dovuto essere computata ai fini del calcolo delle maggioranze.

Il principio enunciato dalla Corte di Cassazione sul punto è il seguente: in tema di procedura di concordato preventivo, il creditore concorrente mantiene “piena e inalterata” la disponibilità del proprio diritto sostanziale non potendo, tuttavia, mutare in qualsiasi momento il corrispondente diritto di voto, poiché il suffragio, una volta espresso, non può essere oggetto di ripensamento, se non nei limiti previsti dall’ordinamento.

L’art. 178, comma 4 legge fall., difatti, consente ai soli creditori che non abbiano esercitato il voto in sede di adunanza di esprimersi con un suffragio nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale, risultando esclusa, così, la possibilità di modifica del voto già manifestato in sede di adunanza, eccezion fatta in caso di un mutamento rilevante delle condizioni di fattibilità del piano.

Cass., Sez. I, 5 agosto 2019

Francesca Giliberti f.giliberti@lascalaw.com

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