Autoriciclaggio: la capacità dissimulatoria delle operazioni di trasferimento deve essere concreta ed effettiva

Istanza di dissequestro, no al terzo creditore

Il terzo, che vanta nei confronti dell’indagato un diritto di credito, non ha alcuna legittimazione ad impugnare il sequestro preventivo al fine di ottenere la liberazione dei beni.

E’ quanto confermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 4424 depositata il 29 gennaio 2019, ha escluso ancora una volta la legittimazione del terzo creditore ad impugnare il provvedimento di sequestro.

Con l’occasione i giudici di legittimità hanno quindi chiarito quali siano i presupposti per la presentazione dell’istanza di dissequestro e le condizioni che, secondo l’ormai consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, legittimano un terzo a presentare richiesta di riesame del titolo cautelare.

In tale prospettiva, secondo la Corte, in primo luogo viene in rilievo la sussistenza dell’interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame da individuarsi nella restituzione della cosa.

A ciò si aggiunga la necessità dalla presenza di una relazione con la cosa che non può limitarsi ad una qualunque forma di interesse alla restituzione ma deve essere individuata in una posizione giuridica autonomamente tutelabile e coincidente quindi con un diritto soggettivo (reale o anche solo personale) o anche con una situazione di mero rapporto di fatto tuttavia tutelato (ad esempio il possesso).

Infine, il terzo, da un lato, deve essere estraneo al reato sulla base del quale il sequestro è stato ordinato e, dall’altro lato, non può contestare l’esistenza dei presupposti della misura cautelare, ma può unicamente dedurre la propria effettiva titolarità o disponibilità del bene sequestrato.

La pronuncia in commento ha quindi richiamato dei principi ormai consolidati e tra tutte espressamente cita la sentenza n. 43133/17 nella quale viene precisato che la “legittimazione a chiedere la restituzione del bene o a presentare impugnazione contro il provvedimento di vincolo cautelare non presuppone necessariamente che il soggetto sia titolare in prima persona del diritto di proprietà o di altro diritto reale sulla cosa sottoposta a misura cautelare se, comunque , la restituzione di questa all’avente diritto consente all’istanze sulla base di un titolo giuridico o di un rapporto di fatto giuridicamente rilevante, di recuperare la disponibilità di quanto sequestrato”, ma anche la più datata pronuncia n. 365/99 con la quale si era chiarito una volta per tutte che la disponibilità del bene sequestrato “può valere solo per le ipotesi di disponibilità a sua volta diretta, ossia jure proprio, perchè solo ove sia provata una tale relazione con il bene questi, ove sia dissequestrato, può tornare nella disponibilità diretta del ricorrente”.

Cass., Sez. II Penale, 29 gennaio 2019, n. 4424

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

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