Domanda ultratardiva, la Cassazione: “io non c’entro”

Procedura di liquidazione del patrimonio e possesso di beni

Il Tribunale di Verona, chiamato a pronunciarsi avverso il reclamo presentato contro il provvedimento con il quale il Giudice Delegato aveva dichiarato l’inammissibilità della procedura liquidatoria ex art. 14 ter l. 3/2012, ha dichiarato, con ordinanza del 21 dicembre scorso, che la suddetta procedura è ammissibile anche quando nel patrimonio del debitore non residuino beni mobili o immobili e l’attivo sia costituito esclusivamente dai crediti futuri che matureranno nello svolgimento della professione del debitore.

Nel caso di specie, infatti, il debitore presentava una proposta finalizzata ad ottenere l’apertura della procedura liquidatoria, ex art. 14 ter l. 3/2012, della quota di 1/5 del proprio stipendio per la durata di sei anni, domanda poi integrata con la messa a disposizione dell’unico bene di proprietà (un’autovettura) e della somma di Euro 2.000,00 messa a disposizione dal padre del debitore.

Il Giudice Delegato della trattazione dichiarava l’inammissibilità della procedura sul presupposto dell’incompatibilità di quest’ultima  con la messa a disposizione di crediti futuri e di un bene privo di apprezzabile valore economico e dell’irrilevanza, ai fini della qualificazione della procedura, della finanza esterna.

Il Tribunale di Verona ha, invece, sostenuto che l’istituto della liquidazione è strutturato secondo lo schema tipico del fallimento. Pertanto, posto che la dichiarazione di fallimento non è preclusa dall’assenza di beni in capo al fallito, appare irragionevole ritenere che la strada della liquidazione sia preclusa al sovraindebitato privo di beni, mentre è consentita l’istanza di fallimento in proprio da parte di un imprenditore privo di beni mobili e immobili.

Infatti, l’art.14 ter indica espressamente quali beni non sono compresi nella liquidazione, cioè i beni che servono al mantenimento del debitore e della sua famiglia. Quindi detratto quanto occorre al mantenimento del debitore e della famiglia, lo stipendio può essere compreso nella liquidazione.

Inoltre, l’art. 14 quinquies lett. d), della suddetta legge, prevede che il giudice ordina la trascrizione del decreto di apertura della liquidazione quando il patrimonio comprende tali beni, con ciò sottintendendo che non si provvede alla trascrizione quando non vi sono beni immobili o beni registrati.

I Giudici Veronesi hanno, infine, ritenuto che se l’art. 14 quater della legge 3/2012 prevede la possibilità, su istanza di un debitore e di un creditore, di conversione della procedura di composizione della crisi (piano del consumatore e/o accordo con i creditori) in quella di liquidazione, deve evidentemente ritenersi ammissibile che il debitore possa accedere direttamente alla liquidazione del patrimonio offrendo ai creditori parte dei propri crediti futuri.

Tribunale di Verona, ordinanza del 21 dicembre 2018

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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