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Si aprono nuovi scenari: una riforma dei Modelli organizzativi 231

I Modelli organizzativi previsti e disciplinati dal D.Lgs. 231/2001 acquisiscono un’importanza sempre maggiore: lo dimostra l’attenzione rivolta al tema da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (“CNDCEC”) che, congiuntamente al Consiglio Nazionale Forense (“CNF”), all’Associazione Bancaria Italiana (“ABI”) e a Confindustria, ha fatto emergere la necessità di un intervento di riforma in materia, nel documento pubblicato lo scorso gennaio dal titolo “Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l’attività dell’organismo di vigilanza e prospettive di revisione del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231”.

Il documento in questione, infatti, fornisce spunti importanti circa:

  • – la definizione di principi da seguire per la predisposizione dei Modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001  (i “Modelli”) da parte delle imprese,
  • – l’individuazione di norme di comportamento dei componenti degli Organismi di Vigilanza;
  • – l’elaborazione di alcune proposte di modifiche normative in relazione alle maggiori criticità emerse.

Per quanto concerne in particolare l’elaborazione dei Modelli, detta elementi metodologici, principi generali e principi specifici con riferimento alle procedure e ai meccanismi di prevenzione, nonché norme per un’efficace attuazione del Modello.

Il CNDCEC insiste sui profili inerenti l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione; la formazione e diffusione del Modello stesso; l’effettività dell’attività di vigilanza; la continuità, il monitoraggio e l’aggiornamento costante; la centralità di un adeguato sistema disciplinare; l’adozione del Codice Etico, quale strumento di prevenzione.

In tema di Organismo di Vigilanza, il documento tratta diverse tematiche:

  • – i requisiti soggettivi, tra i quali l’indipendenza, autonomia, professionalità onorabilità;
  • – i requisiti operativi, gli strumenti e gli output dell’attività di vigilanza;
  • – la composizione ottimale e l’inquadramento organizzativo dell’organismo;
  • – l’interazione con altri organi dell’ente e i flussi informativi;
  • – le funzioni e i profili di responsabilità.

I riflettori sono puntati anche sulla nuova normativa in tema di whistleblowing, di cui alla L. 179/2017, che ha modificato il D.Lgs. 231/2001, inserendo all’art. 6 i nuovi commi 2-bis, 2-ter e 2-quater. Al riguardo, si segnala che la casella di posta elettronica semplice non è ritenuta idonea a tutelare la riservatezza sull’identità del segnalante e che, pertanto, gli enti dovrebbero dotarsi di strumenti più avanzati per l’invio delle segnalazioni.

Infine, in un’ottica prospettica il CNDCEC, il CNF, l’ABI e Confindustria, nel deliberare gli obiettivi normativi e regolamentari, fanno emergere l’opportunità di attivare un processo di riforma del D.Lgs. 231/2001, che determini un migliore bilanciamento tra le esigenze penal-preventive e quelle di tutela della libertà di iniziativa economica, attraverso dei correttivi volti, tra le altre cose, a riaffidare alle imprese il ruolo proattivo nella prevenzione, a prevedere misure di semplificazione a beneficio delle PMI, ad assicurare alle imprese adeguate garanzie processuali e a favorire la diffusione dei Modelli organizzativi valorizzando la logica della premialità.

Isabella Frisoni – i.frisoni@lascalaw.com

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