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Quando l’aumento di capitale è finalizzato a escludere la minoranza

Il Tribunale di Milano con sentenza datata 7 giugno 2018 (ma pubblicata successivamente il 10 gennaio 2019) è recentemente intervenuto su un tema delicato: quando un aumento di capitale possa dirsi strumentale e quindi finalizzato a diluire e/o ad escludere i soci di minoranza, ovvero necessario per finanziare la società con nuovo capitale di rischio.

Come noto, il fenomeno dell’abuso del potere della maggioranza ricorre quando una delibera assembleare risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata alla lesione degli interessi dei soci di minoranza: si fa cioè riferimento ai casi in cui il principio di maggioranza, utilizzato in tutte le delibere assembleari societarie, viene impiegato a danno degli interessi della minoranza assembleare, senza tuttavia violare formalmente alcuna disposizione di legge, o di atto costitutivo.

In assenza di una disciplina normativa che sanzioni ed inquadri l’abuso di maggioranza, sulla tematica è spesso intervenuta la giurisprudenza, la quale ha dapprima ritenuto che si configuri l’abuso ogniqualvolta la delibera sia volta all’esclusiva lesione degli interessi della minoranza, per poi concentrarsi sulla verifica del rispetto del principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto sociale.

In questo modo, la maggioranza – ad es. – avrebbe l’obbligo di considerare anche le determinazioni dei soci di minoranza perché finalizzate ad un interesse comune, quello sociale appunto (si veda ad es. Tribunale di Roma, 31 marzo 2017, n. 6452).

Ebbene, il Tribunale di Milano ha confermato questo orientamento avendo argomentato che, a suo parere, non vi sarebbe stato intento fraudolento della maggioranza di escludere la minoranza dalla compagine sociale.

Premesso che il sindacato del Tribunale non può, neppure in caso di paventato abuso, estendersi al merito gestorio, nel caso di specie, le modalità di preparazione e svolgimento dell’assemblea sono state tali da fugare ogni dubbio in ordine allo strumentale utilizzo della decisione della maggioranza rispetto a scopi estranei alle pressanti necessità finanziarie della Società”.

Secondo il Tribunale, peraltro, sarebbe stato dato ampio spazio alle richieste di chiarimenti formulati dai presenti in occasione della delibera assembleare “e allo stesso tempo gli amministratori della s.p.a. hanno compiutamente illustrato le necessità finanziarie della Società”.

In particolare, il Consiglio di Amministrazione “in quella occasione, ha infatti ripercorso le principali vicende societarie, dalla delibera di aumento di capitale dell’8 agosto 2016, adottata in sostituzione della precedente sospesa, al fine di porre rimedio alla grave situazione di perdita in cui versava la società, in conseguenza della quale si trovava ad avere un patrimonio netto ampiamente negativo”.

Scopi estranei all’interesse della società possono dunque in questo caso escludersi, anche tenuto conto di un dato incontroverso, ovvero l’entità dell’apporto di risorse finanziarie sostenuto dai soci maggioranza successivamente alle delibere impugnate, pari a euro 3.875.939,00, a fronte del versamento di soli 313,00 euro da parte di ……. (socio di minoranza)”.

Tribunale di Milano, sentenza del 10 gennaio 2019

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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