Allega bene l’inadempimento, altrimenti niente risarcimento

Una sentenza a tutto tondo sul risparmio tradito

Una recente pronuncia della Suprema Corte fa chiarezza su oneri e responsabilità in capo all’intermediario finanziario nella prestazione dei servizi di investimento e, per quanto riferita alla disciplina dettata dal Regolamento Consob n. 11522/1998, essa può trovare applicazione rispetto a molti principi affermati.

La Corte di Legittimità, infatti, affronta trasversali temi che partono dalla valutazione di non adeguatezza degli investimenti e giunge al tema della prova del nesso causale.

Entrando nel merito delle questioni di maggior rilievo, il Supremo Collegio ricorda quale sia il fondamento della valutazione di adeguatezza di strumenti finanziari ed afferma che “la valutazione dell’adeguatezza delle operazioni, ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, ha carattere relativo, implicando un confronto tra le caratteristiche intrinseche dell’investimento proposto (tipologia, oggetto, frequenza o dimensione), cui fa riferimento il primo comma, ed il profilo di rischio dell’investitore, richiamato dal secondo comma attraverso il rinvio all’art. 28, e può quindi condurre a ritenere adeguato anche un investimento rischioso, ove dalle informazioni acquisite in ordine all’esperienza dell’investitore, alla sua situazione finanziaria, ai suoi obiettivi d’investimento ed alla sua propensione al rischio emerga che la forma d’impiego prescelta, oltre ad apparire compatibile con i mezzi economici di cui egli dispone, corrisponda effettivamente ai suoi intendimenti, nell’ambito di una scelta «consapevole» (cfr. Cass. 23417 /2016). Gli obblighi informativi posti a carico degli intermediari finanziari, hanno ad oggetto, da un lato, l’acquisizione delle notizie necessarie per la ricostruzione del profilo di rischio dell’investitore (c.d. informazione passiva: art. 28, primo comma, lett. a, del Regolamento) e, dall’altro, la fornitura di informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione (c.d. informazione attiva: art. 28, secondo comma) e mirano a consentire all’intermediario d’individuare e proporre le forme d’investimento p1u appropriate al profilo dell’investitore, senza tuttavia dispensare quest’ultimo dall’onere di valutare autonomamente le soluzioni proposte, ma assicurando anzi che egli sia posto nelle condizioni migliori per effettuare una scelta «consapevole» (Cass. 23417 /2016)”.

La Corte ricorda poi che dal punto di vista probatorio l’eventuale accertamento della “inadeguatezza dell’operazione comporta un alleggerimento dell’onere probatorio gravante sull’investitore, ai fini dell’esercizio dell’azione risarcitoria (non nel senso che il danno derivante dall’inadempimento degli obblighi informativi possa considerarsi in re ipsa, ma in quello, più limitato, di consentire l’accertamento, in via presuntiva, del nesso di causalità)”. L’idea che, quindi, possa sussistere un diritto risarcitorio per l’investitore senza prova del nesso causale, non è corretta.

Riguardo alla forma degli investimenti, il Supremo Collegio valuta la previsione normativa del contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento ed esclude la sussistenza di una pattizia convenzione per la quale le parti avessero previsto la forma scritta degli ordini.

Secondo il Giudice di legittimità “la clausola invocata dai ricorrenti stabiliva che gli ordini fossero conferiti «di norma per iscritto», non dunque «necessariamente» per iscritto, con conseguente validità di ordini conferiti in forma verbale, prevedendo infatti che gli ordini potessero essere impartiti anche telefonicamente; di conseguenza è del tutto infondata la tesi dei ricorrenti circa l’esistenza, nel caso di specie, di un obbligo di forma scritta ad substantiam, essendo tale obbligo escluso dalla contemplata facoltà di impartire ordini per via telefonica e la modalità di annotazione non rappresenta un requisito forma, trattandosi di adempimento dettato al solo fine di agevolare la prova della richiesta di negoziazione dei valori mobiliari”.

Cass., Sez. I Civ., 18 gennaio 2019, n. 1460

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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