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Notifiche via PEC dopo le 21: le ultime precisazioni della Cassazione

Con l’ordinanza n. 31257/18, la Corte di Cassazione è tornata sul tema del perfezionamento della notifica telematica effettuata dopo le ore 21.

La Suprema Corte ricorda, innanzitutto, che l’art. 147 c.p.c. in tema di “Tempo delle notificazioni”, richiamato dall’art. 16-septies d.l. n. 179/2012, prevede che “le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21”.

La giurisprudenza aveva già avuto modo di precisare che l’art. 16-septies sopra menzionato non prevede la scissione tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento per il destinatario.

La pronuncia in commento si inserisce nel contesto di una lite familiare relativa ad una cessione immobiliare con contestuale costituzione di una rendita vitalizia e successiva domanda di risoluzione per inadempimento.
La Corte d’Appello di Napoli aveva dichiarato inammissibile il gravame avverso la sentenza di prime cure per tardività. L’atto di appello era infatti stato tempestivamente notificato via PEC, ma la missiva era stata accettata dal sistema ed inoltrata al difensore della controparte dopo le ore 21 dell’ultimo giorno utile.
Avverso tale pronuncia, il soccombente ricorre in Cassazione contestando la violazione di detto articolo ed invocando l’applicazione del principio della scissione degli effetti della notifica tra mittente e destinatario anche per le notifiche telematiche.

La Cassazione, in sostanza, conferma quanto già chiarito (anche da ultimo con la sentenza n. 30766/17) stabilendo, chiaramente, che “in tema di notificazione telematica, l’art. 16-septies d.l. n. 179/2012 si interpreta nel senso che la notificazione richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21, si perfeziona alle ore 7.00 del giorno successivo, secondo il chiaro dettato normativo, al fine di tutelare il diritto di difesa del destinatario della notifica senza condizionare irragionevolmente quello del mittente”.

Per tale ragione, la Corte ha rigettato il ricorso.

Cass., Sez. VI Civ. – 2, 4 dicembre 2018, ordinanza n. 31257

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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