Chi è onerato della prova non usi gli scalari

L’irrilevanza del fido di fatto

Con la sentenza n. 2167 del 17 maggio 2018, il Giudice Giorgio Marino del Tribunale di Catania ha pronunciato il seguente principio di diritto: da quando è entrata in vigore la legge 17.02.1992 nr. 154, il contratto di apertura di credito (come tutti i contratti bancari) richiede la forma scritta ad substantiam e ad probationem.

Anche per il periodo precedente, in ogni caso, la tolleranza di fatto nell’utilizzo del conto in scoperto o in esubero viene ritenuto non inidonea a far sorgere in capo alla Banca le obbligazioni derivanti da un contratto di apertura di credito, soprattutto quando tali circostanze non consentano di determinare l’ammontare del fido asseritamente accordato.

La pronuncia è consequenziale ad un giudizio di ripetizione di indebito incardinato da una società a responsabilità limitata e dai suoi soci in danno ad una Banca per avere, relativamente alle contestazioni che riguardavano il conto corrente, illegittimamente percepito delle somme sulla base dell’applicazione della clausola del rinvio agli usi su piazza e della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi.

La Banca si costituiva in giudizio, contestando ogni addebito, ribadendo la legittimità del proprio operato ed eccependo la prescrizione del diritto di ripetizione. In particolare, con riguardo alla natura delle rimesse, l’istituto di credito eccepiva la mancanza di una formale apertura di credito.

Ora, considerato che sulla necessità di accertare l’esistenza dell’apertura di credito mediante atto scritto si era già pronunciata – oltre allo stesso Tribunale di Catania con l’ordinanza 21.3.2013 – altra giurisprudenza di merito (Corte d’Appello Napoli ord. 19.2.2013; Corte d’Appello Torino ord. 1.10.2012, Trib. Cosenza sent. 461/2013; Trib Torino sentenza 4.3.2013), con la sentenza qui commentata, il Giudice adito ha ritenuto irrilevante, ai fini della qualificazione delle rimesse come ripristinatorie, il cosiddetto “fido di fatto”. Ne consegue che tutte le rimesse devono considerarsi solutorie.

La decisione è di particolare rilevanza perché esonera la Banca convenuta, che eccepisca la prescrizione del diritto di ripetizione di indebito, dall’onere di allegazione dei contratti di apertura di credito (nonché degli estratti conto laddove non già dimessi dal correntista), sia quando gli stessi sussistano, sia quando – indipendentemente dalla pattuizione per iscritto – risultino dagli atti di causa (ed in particolare dagli estratti conto) elementi comprovanti la concessione di un affidamento.

In altre parole, in un giudizio di ripetizione d’indebito promosso a carico di un istituto di credito, è il correntista a dover provare il carattere ripristinatorio delle rimesse, producendo il contratto di affidamento, senza che possano venire in rilievo sia le diciture contenute negli estratti conto, sia la tolleranza sugli sconfinamenti di conto corrente non accompagnate da iniziative della Banca volte a sollecitare il rientro del correntista.

Tribunale di Catania, 17 maggio 2018, n. 2167

Vannessa Pizzo v.pizzo@lascalaw.com

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