Disconoscimento e legittimo affidamento

Disconoscimento e tacito riconoscimento delle firme

Una recente sentenza di merito ha sottolineato che il disconoscimento della scrittura privata non può essere proposto se contrario a molteplici evidenze fattuali che, complessivamente valutate, provino la genuinità delle firme.

La garante, facendo leva sui cattivi rapporti che caratterizzavano lei e l’ex marito, il debitore principale, proponeva opposizione a decreto ingiuntivo, disconoscendo le firme apposte al finanziamento, contestando la conformità del contratto ex art. 2719 c.c.. e sollevando eccezione di decadenza della fideiussione ex art. 1957 c.c..

Il Tribunale, tuttavia, ha rigettato integralmente l’opposizione attraverso un’analisi complessiva degli elementi fattuali della vicenda.

La decisione, in dettaglio, si è focalizzata sull’inammissibilità del disconoscimento, rilevando che le firme apposte al contratto erano state tacitamente riconosciute dalla garante: “costante giurisprudenza di legittimità insegna che la parte la quale, prima del giudizio, abbia tacitamente riconosciuto un documento da essa sottoscritto non può, nel giudizio successivamente instaurato, legittimamente disconoscerlo…Nel caso di specie, il convenuto ha allegato una serie di comportamenti posti in essere dalla sig.ra [omissis] tali da far ritenere come la medesima non potesse non essere a conoscenza del contratto di finanziamento”.

Sul punto il Giudice ha infatti affermato che: “la produzione di copie di documenti quali il codice fiscale, la lettera d’assunzione della sig.ra [omissis] e le buste paga derivanti da rapporto lavorativo, costituisca una circostanza complessivamente univoca nel senso che si trattava proprio dei documenti necessari per concludere una operazione economicamente rilevante, e nella specie per ottenere un contratto di finanziamento. E sempre in merito a tale requisito, anche la totale inerzia dell’attrice a seguito di sollecito di pagamento per il debito contratto nonché messa in mora risulta essere un comportamento anomalo”.

Tali elementi, uniti alla totale carenza di contestazione dell’opponente, hanno indotto il Tribunale ad accertare la regolarità del contratto e delle firme ivi apposte: “tutti questi fatti secondari posti a fondamenti della prova indiziaria, potevano essere tranquillamente contestati ma parte attrice non ha preso posizione al riguardo, non avendo neanche depositato memorie ex art. 183 c.p.c.”.

Quanto invece all’eccezione di decadenza della fideiussione la sentenza, con limpida motivazione, ne ha rilevato l’inapplicabilità, in quanto pattiziamente esclusa dalle parti: “infine, a nulla vale l’affermata violazione dell’art. 1957 c.c. da parte dell’attore, essendo stata debitamente provata la sottoscrizione da parte dei diretti interessati di clausole contrattuali volte della medesima (in ottemperanza agli artt. 1341 e 1342 c.c.) proprio ad escludere l’applicabilità non comportando, di conseguenza, alcuna violazione della normativa codicistica”.

Tribunale di Trieste, 24 settembre 2018, n. 552 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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