Locatore e conduttore: autonomia negoziale e obblighi contributivi a confronto

L’interpretazione degli “atti eterogenei” è incensurabile in Cassazione

Con la sentenza in esame la Suprema Corte è tornata a confermare, come ormai in molti precedenti, un principio ormai immanente nella propria giurisprudenza: l’incensurabilità, in sede di legittimità, dell’interpretazione data dal giudice di merito ad un negozio.

Per consolidata giurisprudenza, l’interpretazione di un atto negoziale è tipico accertamento in fatto, riservato al giudice di merito ed incensurabile in sede di legittimità, se non nelle ipotesi di violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, o di motivazione inidonea a consentire la ricostruzione dell’iter logico seguito per giungere alla decisione.

E se tale principio – afferma la Corte – vale con riguardo ad un negozio singolo e/o ad una sequenza di atti, vale “a maggior ragione quando si versi nel caso – come quello oggetto dell’esame del presente giudizio – di una pluralità tipologica eterogenea di essi, comprensiva di atti negoziali, provvedimenti amministrativi, accordi di natura sindacale, ecc..”

Nel caso di specie, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di una sentenza di seconde cure, nella quale la Corte d’Appello, nell’ambito di un contenzioso promosso da una S.p.A. aggiudicataria di un appalto INPS contro lo stesso Ente Previdenziale, aveva ritenuto inaccoglibile la tesi della società appellante, secondo cui, interpretando correttamente il rapporto contrattuale tra le parti, l’INPS avrebbe dovuto concedere all’aggiudicataria un più ampio volume di dati rispetto a quelli effettivamente attribuiti.

Valutati nel loro complesso tutti gli atti relativi ai rapporti tra le parti – contratti, provvedimenti amministrativi, accordi sindacali, ecc … -, la Corte d’Appello, così come il Tribunale nel precedente grado di giudizio, era giunta ad escludere alcun obbligo in tal senso in capo all’INPS.

La Suprema Corte, a fronte del ricorso promosso dalla soccombente volto a criticare la soluzione interpretativa concretamente adottata dalla Corte d’Appello, ha rigettato il gravame, ribadendo che “l’accertamento della natura, dell’entità, delle modalità e delle conseguenze sia di un singolo negozio, che di un collegamento tra più atti eterogenei, rientra nei compiti esclusivi del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici.”.

 Cass., Sez. I Civ., 12 settembre 2018, n. 22216

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

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