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Appello: effetto devolutivo “pieno”

È errato sostenere che il Tribunale, una volta ritenuto ammissibile l’appello, non possa sindacare la valutazione delle prove compiuta dal Giudice di Pace.

Così si espressa la Corte di Cassazione con sentenza del 3 luglio, evidenziando che l’appello avverso tali sentenze, “pur limitato al controllo di vizi specifici, è comunque caratterizzato dalla sua essenza di mezzo a critica libera derivante dall’effetto devolutivo pieno della materia esaminata in primo grado”.

La questione affrontata dalla S.C. trae origine da un ricorso davanti al Giudice di Pace del Sig. G.S. azionato contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la richiesta di risarcimento danni pari ad Euro 900,00, corrispondente alla spesa sostenuta da una famiglia per l’acquisto di acqua minerale, per non aver potuto usufruire dell’acqua potabile, in quanto il livello di arsenico era superiore alla soglia di 10 microgrammi per litro, così come indicato dalla direttiva 98/83 CE.

Il Giudice di pace accoglie la domanda, liquidando in via equitativa il danno in Euro 500,00.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, successivamente, propone appello dinnanzi al Tribunale di Roma, il quale accoglie il ricorso, rigettando la domanda di risarcimento del danno e compensando le spese dei due gradi di giudizio.

Avverso tale sentenza, il Sig. G.S. ricorre in Cassazione, adducendo quattro motivi alla sua domanda.

In particolare, con il terzo motivo, lamenta il fatto che l’appello ad una sentenza del giudice di pace non può in alcun modo riguardare anche il merito della valutazione delle prove.

La Suprema Corte, però, rileva che tale affermazione non trova alcun fondamento normativo; tanto è vero che, nel sistema delle impugnazioni, l’appello costituisce l’unico gravame in senso stretto idoneo ad investire la decisione, oggetto di impugnazione, attraverso un nuovo esame della causa, sia pure nei limiti proposti dall’appellante.

Rappresenta, pertanto, non il semplice riesame della sentenza di primo grado, ma un nuovo esame della causa nei limiti delle censure contenute nella domanda d’appello.

Si sottolinea, in dottrina, come l’appello sia un mezzo di gravame attraverso il quale si realizza il principio, del doppio grado di giurisdizione, caratterizzato dall’effetto devolutivo, non automatico ma limitato ai motivi di gravame (tantum devolutum quantum appellatum).

Cass., Sez. VI-3 Civ., 3 luglio 2018, n. 17321

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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