Gestione patrimoniale, tra trasparenza dei costi e prova dell’informativa

Non serve il ctu per verificare un derivato “plain vanilla swap”

Merita attenzione la decisione presa dal Tribunale di Brescia che, in una azione promossa da parte di una società con contestazione di diversi rapporti contrattuali già in essere con una banca, rigetta la richiesta di Consulenza Tecnica d’Ufficio, nonostante la produzione di una relazione di parte.

La decisione si concentra, in seguito alla rinuncia espressa della attrice a domande relative ad altri contratti, sull’esame di un derivato su tassi stipulato dalla società con la banca, in previsione della conclusione di un contratto di leasing che, tuttavia, veniva in seguito negoziato da soggetto terzo.

Il Giudice, ritenendo non sufficiente e idoneo a legittimare la funzione di copertura del derivato, nonostante “il contratto di leasing fosse formalmente in capo a[l terzo]” con effetti economici ricadenti sulla società, ha escluso ragioni di nullità del derivato stesso, in quanto Dottrina e Giurisprudenza “riconosc[ono] la piena validità di contratti derivati che abbiano anche natura e funzione meramente speculativa, non potendo tali caratteristiche comportare la necessaria nullità del contratto per difetto di causa lecita. Conclusione che trova conferma nella pacifica ammissibilità nel nostro ordinamento di contratti di natura aleatoria, aventi ad oggetto strumenti finanziari che, sebbene caratterizzati da funzione meramente speculativa, risultano comunque diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 c.c..”.

Esaminando il derivato, il Giudice adito prende atto del fatto che esso non presenta una natura “sofisticata”, risultando essere un mero contratto derivato con scambio di tasso fisso a fronte di variabile. Ciò induce il Tribunale a ritenere superfluo “l’espletamento di una ctu diretta a chiarire natura e meccanismi di funzionamento del contratto”.

La semplicità del contratto derivato (ed anche l’esistenza di una risalente dichiarazione di operatore qualificato della società) esclude che possa essersi verificato un inadempimento informativo della banca rispetto alla normativa primaria e secondaria di settore.

Da ultimo, non vengono accolte le richieste di nullità ex art. 30 TUF e annullamento del contratto per vizio del consenso, in quanto, nel primo caso, le deduzioni della società si presentavano come generiche, mentre nel secondo il termine di cui all’art. 1442 cod. civ. era spirato (calcolandolo tra la data di sottoscrizione del contratto e la data di proposizione della domanda).

Tribunale di Brescia, 20 gennaio 2018, n. 197 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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