Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Decreto non definitivo? Le somme vanno restituite al fallimento

La Suprema Corte, con l’ordinanza depositata il 10 gennaio scorso, si è pronunciata sulla domanda del curatore fallimentare tesa alla restituzione di quanto ricevuto da un creditore prima della dichiarazione di fallimento del solvens.

In particolare, le somme erano state versate dalla società, allora in bonis, alla Banca in forza di un decreto ingiuntivo emesso provvisoriamente esecutivo dal Tribunale, ma opposto e, pertanto, privo della dichiarazione ex art. 647 cod. proc. civ. alla data della dichiarazione di fallimento della debitrice.

La Suprema Corte è, in merito, costante nell’affermare che “Il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale, idoneo a costituire titolo inoppugnabile per l’ammissione al passivo, solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la ritualità della notificazione, lo dichiari, in mancanza di opposizione o di costituzione dell’opponente, esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c.” (tra le altre Cass. 29/02/2016, n. 3987; Cass. 11/10/2013, n. 22218; Cass. 23/12/2011, n. 28553; Cass. 13/03/2009, n. 6198; ecc. ).

Pertanto in assenza del decreto ex art. 647 cod. proc. civ., l’ingiunzione deve considerarsi provvisoria e precaria ancorché provvisoriamente esecutiva sicché, ove si giunga alla dichiarazione di fallimento della debitrice prima del rilascio della definitiva esecutorietà, il decreto ingiuntivo in sede fallimentare è tamquam non esset.

La Cassazione è assolutamente limpida nell’affermare che: “è indirizzo acquisito di questa Corte che – nel caso di decreto ingiuntivo non ancora diventato definitivo al momento della dichiarazione fallimentare, secondo quanto avvenuto nel caso di specie – “il pagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione di quel decreto non trova più alcuna giustificazione, né nel titolo, divenuto inefficace, né nel credito, contestato e non accertato” (Cass., 12 febbraio 2013, n. 3401).

Pertanto, riformando la decisione di merito, i Giudici hanno affermato che il curatore ha diritto ad ottenere la restituzione delle somme versate a titolo di ripetizione di indebito e ciò in quanto le ragioni di credito dell’accipiens risultano infondate ed il decreto ingiuntivo, privo della definitività, rimane inopponibile alla massa.

Cass., Sez. I Civ., 10 gennaio 2018, ordinanza n. 377

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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