Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Ammissione al passivo senza rivendica? Si può fare!

Ai sensi dell’art. 103 l.fall., ai procedimenti che hanno ad oggetto domande di restituzione o di rivendicazione, si applica il regime probatorio previsto dall’articolo 621 c.p.c.

Se il bene non è stato acquisito all’attivo della procedura, il titolare del diritto può modificare l’originaria domanda, chiedendo l’ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso. Tale diritto non presuppone l’esperimento infruttuoso della domanda di rivendica o di restituzione.

La Suprema Corte, difatti, ha avuto modo di evidenziare come la domanda di ammissione al passivo nel caso in esame, sotteso alla sentenza in commento, si reggesse sulla ammissibilità di insinuare al passivo un credito pari al controvalore di merce consegnata e non restituita; prerogativa che, nel richiamo alla lettura corrente dell’art. 103 l.fall., potrebbe anche risultare da attività della procedura note al terzo ed implicitamente considerate quali presupposto per ritenere impossibile una restituzione anche solo parziale ed in natura dei beni.

Ove il decreto imponga la via dell’obbligata rivendica mobiliare, da rinnovare dopo il suo esperimento infruttuoso prima del fallimento, lo stesso assume un passaggio in alcun modo previsto nella norma; inoltre, il rifiuto implicito della domanda si articola in modo del tutto generico con la giacenza degli stessi beni presso la fallita, avendo così omesso di dare conto – nel caso de quo – delle precise e puntuali stime condotte in sede di inventario.

Al titolare del diritto viene, pertanto, riconosciuta dalla Suprema Corte piena facoltà di richiedere l’ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso, indipendentemente dall’esperimento infruttuoso della domanda di rivendica o di restituzione.

 Cass., Sez. VI Civ., 08 novembre 2017, n. 26424

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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