Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Il presupposto della domanda ultratardiva al vaglio della Cassazione

In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 101 l.fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, che giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C.ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la decisione del tribunale che aveva rigettato l’opposizione al passivo proposta dal lavoratore ben oltre l’anno dalla dichiarazione di esecutorietà, stante la possibilità di depositare in termini l’istanza di ammissione prima della conclusione del giudizio avanti al giudice del lavoro, potendo ottenere un’ammissione con riserva o una sospensione del giudizio di ammissione innanzi al tribunale fallimentare nelle more della causa di licenziamento)”.

La Corte di Cassazione torna ad affrontare il tema relativo al termine per la presentazione della domanda “ultratardiva” ex art. 101, ult. comma, ult. parte, l.fall. di ammissione al passivo fallimentare. Com’è noto, tale norma stabilisce che, una volta decorso il termine annuale (o quello diversamente stabilito nella sentenza di declaratoria di fallimento), il creditore può depositare comunque la domanda di ammissione tardiva (nella specie, c.d. ultratardiva), purché provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile. Naturalmente si deve trattare di una situazione di incolpevolezza processuale.

Tra le ipotesi nelle quali il ritardo viene ritenuto non imputabile al creditore si annovera solitamente il mancato invio da parte del Curatore della comunicazione ai sensi dell’art. 92 l.f., che contiene l’avviso ai creditori ed agli altri interessati dell’avvenuto fallimento, della data di udienza di verifica dei crediti e delle modalità e tempistiche per la presentazione della domanda di ammissione. Ma sul punto non vi era, in passato, unanimità, tant’è vero che una parte della dottrina riteneva irrilevante l’omissione dell’avviso ex art. 92 l.f. ai fini della sussistenza dell’imputabilità del ritardo, dal momento che è ragionevole presumere una conoscenza del fallimento di una persona giuridica con la pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento.

Nel 2015 con sentenza n. n. 23975, depositata in data 24.11.2015 la Corte di Cassazione aveva già  fornito alcune precisazioni in merito al termine per la presentazione della domanda “ultratardiva” ex art. 101, ult. comma, ult. parte, l.fall. di ammissione al passivo fallimentare precisando che il termine di dodici o diciotto mesi, per espressa previsione legislativa del primo comma – richiamato dall’ultimo comma – dell’art. 101 l.fall., decorre dalla data del deposito del decreto di esecutività dello stato passivo e non dalla data di ricevimento dell’avviso ex art. 92.
E’ stata peraltro precisato che può ritenersi dipendente da causa non imputabile al creditore il ritardo dovuto all’ignoranza dell’apertura del fallimento per l’omissione del relativo avviso da parte del curatore. Ciò che non è possibile, invece, è ricavarne come corollario la giustificazione di un qualsiasi ritardo dell’insinuazione, ancorché l’avviso sia solo tardato, dovendo questa essere ricercata in ulteriori ragioni. Posto che è  onere del creditore istante, ai fini della presentazione della domanda “ultratardiva”, provare che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile, non è sufficiente  una giustificazione che non comprenda tutto il ritardo: l’ignoranza dell’apertura del fallimento viene meno col ricevimento dell’avviso tardivo, pertanto l’ulteriore ritardo dovrà trovare fondamento in altre considerazioni. Tra queste “altre considerazioni”, rileva la Cassazione, sicuramente può rientrare l’esigenza di disporre del tempo necessario per valutare e presentare l’istanza di ammissione al passivo, secondo un apprezzamento da effettuarsi in concreto e seguendo un principio di ragionevolezza, la cui applicazione è rimessa al giudice.

Sul tema torna ora la Suprema Corte, con la sentenza che si segnala, affermando che la valutazione di merito circa la sussistenza o meno di un giustificato ritardo non rientra tra le censure rimesse alla Suprema Corte, trattandosi di un apprezzamento di fatto e come tale lasciato alla  valutazione del giudice di merito.

Cass., Sez. I Civile, 31 Luglio 2017, n. 19017

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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