Chi è onerato della prova non usi gli scalari

ISC: mero dato informativo

Nella scia del filone giurisprudenziale critico sulle doglianze in tema di ISC nei contratti di mutuo, si pone anche il Tribunale di Milano con la recente sentenza n. 8427/2017.

Con tale pronuncia il Giudice dott. Stefani ritiene di non poter raccogliere le contestazioni della parte attrice sotto un duplice angolo visuale.

Intanto, su un piano processuale, la domanda relativa alla nullità della clausola, avanzata per la prima volta con la memoria n. 1 ex art. 183, VI c. cpc, subisce uno sbarramento, essendo esclusa in questa sede la proposizione di un fatto nuovo.

Perentorio il giudicante sul punto: “sotto il profilo processuale l’allegazione e preclusa, perchè con Ia prima memoria di trattazione la parte può modificare domande ed eccezioni, ma non introdurre fatti principali nuovi. La sentenza della Corte di Cassazione s.u. 12310/2015. invocata da parte attrice nella conclusionale, ha chiarito che è possibile modificare Ia domanda anche con riferimento al petitum, ma non ha certo affermato che possano essere introdotti fatti nuovi con le memorie di trattazione non dedotti atti introduttivi”.

Sul versante di maggior interesse, ossia quello del merito, la contestazione riceve un altrettanto forte diniego.

La decisione si inserisce, infatti, tra quelle che rinvengono nell’erroneità dell’ISC non già un difetto di validità tale da inficiare la clausola interessi, ma, al più, attenendo l’indicazione dell’indice alla normativa sulla trasparenza bancaria, un pregiudizio subito dal cliente che abbia riposto in buona fede affidamento nell’ISC erroneo.

Non meno tranciante si dimostra questa parte della pronuncia : “In ogni caso l’eventuale erroneità dell’ISC non potrebbe mai comportare la nullità della clausola relativa agli interessi, come richiesto da parte attrice. L’ISC, infatti, è stato introdotto dalla delibera CICR 43/2001 art. 9, ed ha un contenuto equivalente al TAEG, ma non la stessa disciplina. Esso non deriva da norma primaria ed stato regolato solo dalle disposizioni in materia di trasparenza bancaria dettate dalla Banca d’Italia, dapprima
inserite nel Titolo X delle lstruzioni di Vigilanza e poi dal 29/7/2009 in un autonomo provvedimento, rubricato TRASPARENZA DELLE OPERAZIONI E DEI SERVIZI BANCARI E FINANZIARI. Si tratta quindi di un indice previsto solo dalla disciplina regolamentare e tecnica, ai fini di trasparenza, di modo che la non corretta indicazione dell’ISC non può comportare alcun tasso sostitutivo ma solo il risarcimento dell’eventuale danno dimostrato dal mutuatario per aver confidato in un ISC errato, circostanza nella specie nemmeno dedotta
”.

Tribunale di Milano, 28 luglio 2017, n.8427

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

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