Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Art. 119 tub: la rivoluzione stroncata sul nascere

Non è stata accolta l’istanza formulata ai sensi dell’art. 210 cod. proc. civ., non avendo dimostrato parte attrice di aver rivolto, senza esito, apposita istanza ex art. 119 TUB nei confronti della banca, al fine di ottenere la documentazione relativa all’andamento del rapporto negoziale”.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Roma, Dott.ssa Margherita Libri, con la sentenza n. 15970 del 7.08.2017 in tema di ripartizione dell’onere probatorio.

Nel caso di specie, in presenza di una controversia insorta tra un istituto di credito, assistito dallo Studio, e la correntista, l’adito Tribunale, correttamente, ha precisato che l’istanza volta a conseguire l’emissione di un ordine di esibizione, ai sensi dell’art. 210 cod. proc. civ., deve, invero, necessariamente coordinarsi con i principi in materia di ripartizione dell’onere probatorio.

Detta istanza può, quindi, trovare accoglimento relativamente ad atti che non siano nella disponibilità giuridica della parte richiedente, ovvero rispetto ai quali la stessa vanti un diritto alla relativa acquisizione, che provi di aver senza esito esercitato.

Prosegue il Tribunale affermando che “la parte attrice, onerata della prova dei fatti costitutivi della domanda di restituzione, non ha provato di aver richiesto alla banca, ai sensi dell’art. 119 del Testo Unico delle leggi bancarie, la documentazione relativa alle operazioni bancarie per cui è causa, sicché la richiesta ex art. 210 cod. proc. civ. non può trovare accoglimento”.

Il Tribunale romano – seguendo l’orientamento di molte pronunce anche del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano – riconosce, dunque, che l’esercizio del potere di accesso e/o richiesta della documentazione alla banca sia limitato alla fase anteriore all’avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della banca presso la quale è stato intrattenuto il conto.

In pochi mesi, dunque, si è già assistito all’inversione di un orientamento giurisprudenziale rivoluzionario.

Ricordiamo, invero, la pronuncia del maggio 2017 della Corte di Cassazione secondo la quale “Il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi del comma 4 dell’art. 119 del vigente testo unico bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo”.

Tribunale di Roma, 7 agosto 2017, n. 15970 

Maria Grazia Sclapari – m.sclapari@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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