A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

La sindacabilità di scelte gestorie degli amministratori “irragionevoli” sotto il profilo strategico

Il Tribunale di Milano con sentenza dell’11 ottobre 2016 n. 2825, nell’ambito di un procedimento ex art. 2409 c.c. attivato da un socio di minoranza di un S.p.A., è intervenuto – tra l’altro – in materia di responsabilità per mala gestio dell’organo amministrativo, ritenendo legittima la revoca degli amministratori per “negligente irragionevolezza dell’organo gestorio nelle relazioni con il c.d. capitale umano dell’azienda”.

Nel caso specifico, la mala gestio è stata ritenuta conseguente al fatto che, nonostante numerosi licenziamenti verificatisi all’interno dell’azienda (peraltro conseguenti a rapporti conflittuali e “difficili” tra l’organo amministratori ed il personale) ed il verificarsi di una vera e propria emorragia di personale, l’organo amministrativo non aveva provveduto a sostituire le posizioni vacanti con altro personale esterno, bensì aveva preferito i) affidare ad un solo dipendente mansioni prima affidate ad un gruppo di persone, ii) affidare a dipendenti ruoli e mansioni incompatibili con la propria professionalità, iii) dequalificare il personale, e iv) fare lavorare oltre gli orari di lavoro il personale, etc.

Queste le motivazioni:

Pur dovendosi seguire il generale principio dalla insindacabilità nel merito delle scelte gestorie in quanto tali, le stesse devono comunque essere ricondotte all’altrettanto generale dovere di svolgimento dei compiti gestori <con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico> prescritta dall’art.2392 cc, diligenza che, o oltre a richiedere, come da tempo chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, l’adozione di <cautele, verifiche e informazioni normalmente richieste per una scelta> gestoria di un dato tipo (cfr. da ultimo Cass. n.3409/2013) al fine di saggiarne il grado di rischio, è da ritenersi debba ricomprendere anche la ponderazione della incidenza di ogni scelta dell’organo amministrativo rispetto alla complessiva situazione dell’impresa, così da evitarsi condotte che, nel loro insieme, portino alla dispersione dei valori aziendali e risultino prive di ragionevolezza strategica quanto al coordinamento dei fattori produttivi, determinando, in sostanza, un declino dell’intero ente.

Ponderazione che, in definitiva, pare al Tribunale essere mancata nel caso di specie, nel quale i molteplici elementi acquisiti agli atti -pur se effettivamente non dirimenti ove considerati singolarmente- depongono univocamente nel loro insieme a fondare una valutazione di complessiva negligente irragionevolezza dell’organo gestorio nelle relazioni con il c.d. capitale umano dell’azienda, alla cui progressiva e rilevante diminuzione -di per sé non riconducibile ad alcuno specifico piano industriale- si è fatto fronte (non con il ricorso ad assunzioni sostitutive e adeguate quanto a competenze ma) attraverso continui <spostamenti> da una posizione all’altra, con risultati a loro volta produttivi di un circolo vizioso in termini di inefficienza dei vari settori e di complessivo malessere nelle relazioni interne.”

Tribunale di Milano,11/10/2016 n. 2825

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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