Normativa a cavallo e salto dell’inadempimento

Contratti derivati di copertura e stipulazione da parte del Comune

Una recente sentenza del Tribunale di Roma si è espressa in merito alla validità di contratti derivati stipulati da un Comune italiano, definendo taluni aspetti riguardanti l’individuazione dei “contratti di copertura”, nonché la portata della dichiarazione di “operatore qualificato” e la nozione di “costi occulti”.

Emerge dalla pronuncia che un Comune, nell’ambito della propria organizzazione finanziaria, decideva di estinguere anticipatamente una serie di mutui tramite l’emissione di un’obbligazione e di trasformare altri contratti di mutuo da tasso fisso a variabile. A tal fine sottoscriveva con la banca un contratto derivato di ammortamento (“swap”) e due contratti derivati (“collar”).

In seguito il Comune agiva in giudizio per ottenere la declaratoria di nullità dei contratti derivati in ragione di una ritenuta alea unilaterale e/o per assenza di meritevolezza di causa ex art. 1322 cod. civ. e, in subordine, proponeva domanda di annullamento e/o di risarcimento del danno.

La Banca, costituitasi in giudizio, contestava le domande avversarie in quanto infondate.

Il Tribunale, nel vagliare i diversi contratti derivati oggetto di contestazione (nonché analisi da parte di un perito nominato dal Giudice), ha rilevato che “Collegato allo swap di ammortamento era il contratto Collar 1, con la funzione di calmierare le oscillazioni dei tassi variabili. Con questo contratto le due parti decidevano di scambiarsi un tasso variabile contro un interesse variabile compreso tra un livello minimo (floor) e un livello massimo (cap). [omissis] Per quanto riguarda gli altri mutui contratti con la Cassa Depositi e Prestiti per l’importo complessivo di € 2.751.708,40 il Comune non aveva emesso una obbligazione, ma aveva stipulato un ulteriore contratto di swap collar, Collar 2, sempre caratterizzato dalla fascia di protezione compresa tra cap e floor a fronte del pagamento da parte della banca di un tasso fisso a favore del Comune”. 

In ragione della struttura dei contratti derivati stipulati, il Giudice ha quindi rigettato la domanda di nullità poiché: “Sulla base dell’analisi del meccanismo di funzionamento dei derivati si può affermare che era effettivamente sussistente la finalità di copertura del rischio di variazione dei tassi di interesse, così come perseguita dall’art. 41, comma 2, L. n. 448/2001 e dal regolamento ministeriale n. 389/2003” rilevando, altresì, la piena meritevolezza di tutela degli stessi, in quanto “i contratti in esame sono stati effettivamente stipulati in presenza di passività e, stante la sussistenza di un range all’interno del quale era limitata la variazione del tasso di interesse, è perseguita la finalità di copertura del rischio”.

Per quanto attiene, invece, alle domande di annullamento e/o risarcitorie a vario titolo avanzate, il Tribunale ha ritenuto che la questione fosse strettamente connessa alla dichiarazione di operatore qualificato rilasciata dal Comune in sede prenegoziale.

Sul punto la sentenza ha accertato la piena correttezza dell’operato della Banca, in quanto: “La dichiarazione di operatore qualificato però risulta emessa dal responsabile finanziario dell’ente, all’esito di un procedimento complesso, scaturito dalle delibere del Consiglio Comunale che avevano permesso la sottoscrizione dei contratti derivati, anche grazie al supporto dello “studio legale [omissis]” al quale era stato affidato incarico di consulenza”.

Infine, in merito alle commissioni addebitate per i contratti derivati (e contestate come costi occulti), il Tribunale, anche sulla scorta della CTU espletata, ha condiviso come gli stessi fossero congrui e non preventivabili, dunque in linea con la tipologia negoziale prescelta dall’attore: “A tal proposito concorda con l’opinione del C.T.U. il quale ha rilevato che tali costi, essendo legati alla volatilità del mercato, condizione connaturale al tipo di operazione finanziaria richiesta, possono oscillare nel tempo ed ha ritenuto che sia difficile formulare ex ante una loro puntuale quantificazione. Ne consegue l’impossibilità di ottenere nei contratti “derivati” di questo tipo completa trasparenza e dettaglio sotto il profilo dei costi”.

Tribunale di Roma, 4 luglio 2017, n. 13544

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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