Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

La copia vale quanto l’originale, se la sua conformità è presumibile    

E’ di pochi giorni fa l’ordinanza n. 2484, con la quale la Corte meneghina, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Pavia, ha preso posizione anche in tema di disconoscimento della conformità all’originale.

La Corte d’Appello di Milano ha dichiarato inammissibile l’appello ex art. 348 bis e ter c.p.c., interposto da una società correntista contro un istituto di credito assistito dallo Studio.

La società attrice oltre alle consuete contestazioni in materia di contenzioso bancario disconosceva, ex art. 2719 c.c., la conformità agli originali di tutta la documentazione versata in atti dalla banca nonché, ex art. 214 c.p.c., le sottoscrizioni poste in calce ai contratti bancari.

A seguito di rituale istanza di verificazione ex art. 216 c.p.c., formulata dall’istituto di credito, la causa veniva istruita con CTU grafica, all’esito della quale veniva accertata l’autenticità delle sottoscrizioni. Unico contratto non sottoposto a CTU grafica era un finanziamento, disponibile alla banca esclusivamente in copia.

Il Tribunale di Pavia rilevava che “la sigla apposta sul finanziamento depositato solo in copia, pur non sottoposta a CTU grafica, è palesemente identica a quelle apposte sulle aperture di credito accertate come autentiche dal CTU; si ritiene pertanto che il disconoscimento della fotocopia sia del tutto infondato”. 

Secondo l’appellante, invece, la presunta autentiticità della firma apposta in calce alla fotocopia non poteva provare la conformità della fotocopia all’originale.

La Corte d’Appello di Milano, disattendendo il succitato motivo di gravame, giunge alle medesime conclusioni del Tribunale di Pavia, pur seguendo un iter argomentativo differente.

Il Collegio, infatti, ha ritenuto infondata la doglianza dell’appellante, sia in fatto che in diritto, poiché non ha tenuto conto dell’elaborazione giurisprudenziale sulla questione del valore probatorio della fotocopia.

Sul punto, il giudice di seconda istanza ha richiamato alcune pronunce del Supremo Consesso che, in sintonia fra loro, esprimono il concetto per il quale“Il disconoscimento della conformità di una copia fotografica o fotostatica all’originale di una scrittura ai sensi dell’art. 2719 cod. civ. non ha gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata previsto dall’art. 215, primo comma, numero 2) cod. civ., giacché mentre quest’ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l’utilizzabilità della scrittura, la contestazione di cui all’art. 2719 cod. civ. non impedisce al giudice di accertare la conformità all’originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni. Ne consegue che l’avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica di un documento, se impegna la parte contro la quale il documento è prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all’originale, tuttavia, non vincola il giudice all’avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne l’efficacia rappresentativa.” (cfr. Cass. Sez. 3 n. 9439 del 21/04/2010; Cass. Sez. 3 n. 16998 del 20/08/2015; Cass. Sez. 6-1 n. 13425 del 13/06/2014).       

In tanto la Corte d’Appello di Milano ha seguito tale impostazione in quanto la società correntista ha, altresì, dichiarato e specificato nel proprio atto introduttivo i rapporti intrattenuti con la banca, oltre che riconosciuto l’erogazione della somme portate nei contratti di finanziamento ed il pagamento delle relative rate di ammortamento.

D’altro canto, prosegue la Corte, “tali finanziamenti erano appoggiati sul c/c n. 784 i cui estratti sono stati prodotti integralmente e confermano gli accrediti dei finanziamenti e le restituzioni rateali, senza alcuna contestazione in merito”.

Concludendo: il potere discrezionale del Giudice, demandatogli istituzionalmente, nella scelta e nella valutazione degli elementi probatori gli consente di accertare la conformità della fotocopia rispetto all’originale anche aliunde, attraverso presunzioni.

Corte di Appello di Milano, 20 giugno 2017, ordinanza n. 2484

Maria Grazia Sclapari – m.sclapari@lascalaw.com

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