Attento a come quereli, il falso va provato!

Validità della notifica: quanto è determinante un timbro sbiadito?

Non configura “errore di fatto decisivo” per potersi pronunciare revocazione di una sentenza di legittimità l’ipotesi di vizio nella relata di notifica della sentenza, che presenta un timbro sbiadito.

Ai fini della revocazione di una sentenza di legittimità infatti rileva l’errore di fatto che consiste in una svista su dati di fatto produttiva dell’affermazione o negazione di elementi decisivi per risolvere la questione: lo chiarisce la Corte di Cassazione con ordinanza del 23.05.2017.

Parte ricorrente eccepisce come la Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile  per tardività il ricorso da questi promosso, sia incorsa in un errore di fatto nel momento in cui ha dichiarato valida la relata di notifica della sentenza di Appello effettuata ex art. 140 cpc , “ancorché redatta a mezzo di timbro parzialmente sbiadito.”

Ebbene, al riguardo, alcun dubbio per il Giudice di Legittimità che ha ritenuto inammissibile il ricorso.

In primo luogo la Corte ha rilevato che l’errore di fatto è denunciabile ex art. 395 c.p.c. soltanto se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza impugnata ebbe a pronunciare: nella sentenza impugnata invece la tematica sulla validità della relata di notifica è stata già oggetto di specifico esame.

In secondo luogo la relata di notifica, pur presentando un timbro sbiadito, è stata dichiarata valida dalla Corte di Cassazione in quanto l’attività di spedizione del plico (contenente la sentenza di Appello e l’atto di precetto) notificato ex art. 140 c.p.c. fu seguita dal successivo ritiro da parte di un familiare/convivente presso ’Ufficio Postale. Di conseguenza, ogni eventuale vizio della relata e ogni discussione sulla sua leggibilità nella copia pervenuta alla parte ricorrente è quindi irrilevante ai fini della revocazione, poiché la notifica aveva raggiunto il suo scopo.

Per la Corte non vi è pertanto quell’errore di percezione essenziale e determinante tale da giustificare la revocazione della sentenza impugnata.

Cass., Sez. VI, 23 maggio 2017, n. 12887 (leggi la sentenza)

Valeria Arosiov.arosio@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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