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Rilevabilità d’ufficio della nullità di una delibera assembleare

La Cassazione Civile, Sezione I, con sentenza n. 8795 del 4 maggio 2016 è intervenuta, tra l’altro, sul tema della rilevabilità d’ufficio del vizio di nullità non sollevato dalle parti del processo, ritenendo estendibile anche alle impugnazioni delle delibere assembleari il principio dettato dall’art. 1421 c.c. (secondo il quale la nullità può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e può essere rilevata d’ufficio), anche oltre i casi previsti dall’art. 2379 c.c..

Secondo la Corte, infatti, sarebbe legittimo il rilievo d’ufficio della nullità contrattuale “anche in difetto di un’espressa deduzione di parte o per profili diversi da quelli denunciati”, purché tale vizio emerga dagli atti ritualmente acquisiti al processo e sia rispettato il contraddittorio sul punto.

La ratio dell’applicazione estensiva – nell’ambito delle azioni di impugnazione delle delibere assembleari – del rilievo d’ufficio di cause di nullità diverse da quelle eccepite dalla parte, è rinvenuta nella natura “non eterodeterminata” delle stesse.

Ad un interprete attento non può sfuggire l’emersione della vexata quaestio dei rapporti tra diritto civile e diritto commerciale. Nonostante la disciplina societaria rappresenti un sottoinsieme del diritto civile, i rapporti commerciali necessitano di una regolamentazione specificamente orientata alla tutela degli interessi dettati dalle esigenze del mercato che non sempre coincidono con gli interessi civili; proprio per tale ragione storicamente si è fatto affidamento su di una normativa separata dal codice civile. Il successivo inserimento all’interno del codice civile della disciplina societaria ha mostrato una tendenza sempre maggiore alla commercializzazione del diritto privato e l’estensione di molti principi civili anche alla disciplina speciale commerciale. La tutela di interessi generali dell’ordinamento rispetto a quelli particolari del singolo, infatti, deve essere sempre garantita.

La pronuncia della Cassazione sembra inserirsi proprio all’interno di tale percorso.

Il rilievo d’ufficio della nullità, infatti, costituisce una “irrinunciabile garanzia della tutela della effettività dei valori fondamentali dell’organizzazione sociale” e il suo esercizio “è volto alla tutela di interessi generali dell’ordinamento afferenti a valori di rango fondamentale per l’organizzazione sociale”.

Cass., Sez. I, 4 maggio 2016, n. 8795

Orsolina Fortinio.fortini@lascalaw.com

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