16.12.2015 Icon

Antiriciclaggio: EBA, EIOPA e ESMA avviano consultazione

In data 21 ottobre 2015 il Comitato congiunto delle European Supervisory Authorities – ESA (il “Comitato ESA”) ha avviato una pubblica consultazione relativa a due bozze di linee guida in tema di antiriciclaggio (anti-money laundering “AML”) e lotta al finanziamento del terrorismo (countering financing of terrorismo “CFT”)

Il processo di consultazione si chiuderà il 22 gennaio 2016 e le autorità di vigilanza dei singoli paesi dell’UE dovranno adottare le indicazioni ivi incluse entro e non oltre la prima delle seguenti date: (i) il 26 giugno 2017, ovvero (ii) la data di approvazione della normativa nazionale che lo specifico Stato membro approverà al fine di rendere la propria legislazione coerente con le indicazioni della Direttiva AML.

Le due bozze di linee guida, denominate:

  • “Linee Guida di Vigilanza”, rivolte alle autorità di vigilanza materia bancaria, assicurativa e dei ercati finanziari,
  • “Linee Guida sui Fattori di Rischio”, rivolte a banche, assicurazioni e intermediari finanziari nonché alle competenti autorità di vigilanza,

si propongono di attuare le disposizioni della Direttiva (UE) 2015/849 del 20 maggio 2015, entrata in vigore il 26 giugno 2015 (la “IV Direttiva AML”), relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario ai fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.

Le Linee Guida di Vigilanza

  • sono emanate in coerenza con quanto previsto dall’articolo 48 della Direttiva AML, ai sensi del quale il Comitato ESA è autorizzato ad emanare linee guida che dettaglino le fasi procedurali e le modalità applicative che le autorità di vigilanza nazionali dovranno adottare nello svolgimento delle proprie attività ispettive, secondo un approccio basato sul rischio;
  • descrivono l’approccio della vigilanza AML/CFT come un processo ciclico, sotto brevemente illustrato:
  • identificazione dei fattori di rischio relativi al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, nell’ambito della quale le autorità competenti ottengono informazioni relative alle minacce esistenti a tal proposito sia a livello nazionale sia a livello internazionale;
  • risk assessment, mediante il quale le autorità di vigilanza utilizzano le informazioni ricevute per ricostruire il rischio complessivo associato ad ogni singolo soggetto sottoposto a vigilanza, comprensivo del rischio specifico caratterizzante quel soggetto e dei presidi posti dallo stesso ai fini AML/CFT;
  • allocazione delle risorse di vigilanza basata sulle risultanze del risk assessment della Fase 2, ove vengono determinati gli obiettivi, il livello di approfondimento, la durata e la frequenza delle attività ispettive in sede o fuori dalla sede del soggetto vigilato, nonché le necessità di personale dedicato e delle relative competenze tecniche;
  • attività di monitoraggio e di revisione del risk assessment e della relativa allocazione di risorse, al fine del loro costante adeguamento alle condizioni rilevate.

Le Linee Guida sui Fattori di Rischio

  • sono emanate in coerenza con quanto previsto dall’articolo 17 della Direttiva AML;
  • illustrano i fattori di rischio che dovrebbero essere presi in considerazione nell’analizzare i rischi AML/CFT legati a relazioni commerciali, suggerendo inoltre agli attori del mercato l’adeguamento delle misure adottate in tema di verifica della clientela in base alle risultanze delle proprie attività di risk assessment;
  • chiedono ai destinatari di analizzare, in prima istanza, in coerenza con l’articolo 8 della Direttiva AML, il contesto complessivo in cui opera l’intermediario che agisce sul mercato rilevante, predisponendo un assessment circa le generali condizioni del mercato e dell’ambiente economico e commerciale relativo, considerando quindi i rischi generali connessi ai prodotti e servizi offerti, ai paesi sui quali opera, alla tipologia di clientela che attrae e alle operazioni e ai canali di esecuzione tipici delle stesse. Le evidenze di tale attività di assessment dovranno essere documentate, aggiornate e messe a disposizione delle autorità di vigilanza competenti;
  • al fine di coadiuvare gli intermediari in tale attività di assessment, identificano specificamente alcuni fattori di rischio relativi al mercato e al contesto di riferimento, quali:
  • l’appartenenza di quel particolare paese ad organizzazioni internazionali finalizzate alla lotta al riciclaggio, quali la Financial Action Task Force (“FATF”) o il MoneyVal;
  • la presenza di informazioni sull’effettività della vigilanza, nonché sui reati previsti e la loro perseguibilità, in tema AML/CFT, imposti in quel particolare paese, ricavabili da fonti affidabili, quali i report pubblicati dal FATF o dall’OCSE;
  • la presenza di notizie ricavabili da fonti giornalistiche o giudiziarie concernenti il possibile finanziamento o la presenza di organizzazioni terroristiche in quel particolare paese;
  • la soggezione di quel particolare paese a sanzioni finanziarie, misure di embargo o relative alla lotta al terrorismo imposte dalle Nazioni Unite o dall’Unione Europea;
  • la rinomanza di quel particolare paese quale paradiso fiscale o offshore;
  • la stabilità politica di quel particolare paese;
  • la presenza di notizie affidabili circa il livello di cooperazione e scambio di informazioni di quel particolare paese con le autorità degli altri paesi nel mondo competenti in materia AML/CFT.

Analoghi e coerenti parametri di valutazione dei fattori di rischio sono altresì declinati con specifico riguardo al singolo cliente, ai prodotti servizi e operazioni poste in essere dagli stessi, nonché ai canali attraverso cui il cliente ottiene i prodotti o i servizi richiesti;

  • prevedono poi che gli intermediari, anche sulla base dell’esito di tale attività di assessment, analizzino ed individuino il rischio AML/CFT connesso alla propria clientela e ciò anche ai fini dell’assolvimento degli obblighi di cd. customer due diligence (“CDD”).

Le misure di CDD, che la Direttiva AML consente di modulare in base al livello di rischio potenziale, consistono infatti nelle seguenti attività:

  1. identificazione del cliente e verifica della sua identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenute da fonti affidabili e indipendenti;
  2. identificazione del soggetto titolare effettivo e assunzione di ogni ragionevole misura volta a verificarne l’identità, cosicché l’ente interessato sia soddisfatto della verifica effettuata;
  3. valutazione e, se necessario, ottenimento di specifiche informazioni relative alle finalità e alla natura della relazione commerciale prospettata;
  4. monitoraggio continuo della relazione commerciale, inclusa la valutazione della attendibilità e dell’aggiornamento delle informazioni rilevanti;
  • prevedono una serie di indicazioni relative all’identificazione di quelle situazioni in cui un basso rischio associato alla singola relazione commerciale ovvero ad un’operazione avente carattere occasionale, possa consentire l’applicazione di una procedura di due diligence semplificata, denominata simplified customer due diligence (“SDD”). Allo stesso tempo, identificano le situazioni in cui si potrebbe verificare l’ipotesi opposta, ovvero quando vi sia un alto rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo per la specifica operazione. In tale ultimo caso, gli enti interessati potranno istituire misure rafforzate, denominate di enhanced customer due diligence (“EDD”);
  • sempre in tema di valutazione delle migliori attività valutative e preventive del rischio AML/CFT, statuiscono espressamente come le diversità tra le modalità operative poste in essere dai soggetti che intendono riciclare denaro proveniente da attività illecite ovvero dai soggetti che intendono finanziare organizzazioni terroristiche, possano riverberarsi sui presidi posti in essere dagli enti coinvolti.

16 dicembre 2015Sabrina Galmarini s.galmarini@lascalaw.com