23.02.2022 Icon

All’accordo in mediazione consegue la cessazione della materia del contendere

La conciliazione raggiunta nell’ambito del procedimento di mediazione, determinando la composizione bonaria della controversia, comporta il venir meno dell’originaria posizione di contrasto esistente tra le parti e, dunque, della necessità di una pronuncia del Giudice.

In questo senso si è espresso il Tribunale di Bergamo nell’ambito di un giudizio promosso da alcuni fratelli per ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria e la divisione del patrimonio relitto.

Nel corso di causa, il Giudice assegnava termine per l’esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione e le parti, sebbene raggiungessero un accordo avanti al mediatore, chiedevano poi al Tribunale di decidere in base alle condizioni pattuite.

Il giudice bergamasco, tuttavia, ha rilevato l’inutilità di una sua pronuncia, evidenziando che l’accordo di conciliazione raggiunto in mediazione determina “la cessazione della materia del contendere, senza che le condizioni pattuite possano dunque essere recepite con la presente decisione, ancorché sia stato così previsto nel predetto accordo, avendo potuto le parti richiedere, al più, la redazione del processo verbale di conciliazione (cfr. Trib. Bologna, 7 marzo 2020)”.

Tale scelta è conforme alla finalità dell’istituto della mediazione, che è essenzialmente volto a ridurre il contenzioso che affolla le aule dei Tribunali. Infatti, si legge in sentenza, “se così non fosse, la ratio della mediazione, volta a realizzare la deflazione del contenzioso giudiziale civile, verrebbe frustrata.
L’istituto in oggetto consiste infatti in un’attività finalizzata ad assistere le parti nella ricerca di accordo amichevole per la composizione di una controversia (art. 1, lett. A d.lgs. n. 28/2010), la quale, in caso di esito positivo, si conclude con la formazione del processo verbale di conciliazione
”.

Il Giudice ha poi precisato che, comunque, le parti non subiscono alcun pregiudizio dal mancato recepimento dell’accordo in sentenza, atteso che “l’accordo di conciliazione quando sia stato sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che li assistono costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare, nonché per l’iscrizione di ipoteca giudiziale (…)”.

Il Tribunale, in conclusione, ha pertanto dichiarata cessata la materia del contendere ed ha compensato le spese di lite.

Trib. Bergamo, 24 novembre 2021, n. 2175

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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