15.07.2022 Icon

A rinuncia consegue rinuncia

La sentenza di cui in commento tratta del tema della responsabilità solidale dell’appaltante e dell’appaltatore, riguardo l’aspetto specifico dell’esito delle obbligazioni solidali allorquando una parte transige sulle stesse.

Prima di esaminare questo aspetto particolare, teniamo a delineare i profili essenziali della disciplina della responsabilità solidale tra la figura dell’appaltante e la figura dell’appaltatore, data la diffusività del tema nella concretezza dei rapporti lavorativi.

La disciplina a cui fare riferimento è l’articolo 29 del D.lgs. n. 276/2003.

Secondo quanto previsto dalla citata normativa, in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento.

Il committente, inoltre, può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato, secondo le regole generali.

La possibilità, per il lavoratore, di poter pretendere il pagamento a titolo di retribuzione sia al proprio datore di lavoro in quanto appaltatore, sia all’appaltante, determina l’insorgere di un collegamento funzionale tra i diversi rapporti, in modo che le vicende dell’uno spieghino influenza diretta su quelle dell’altro.

Posto che la responsabilità solidale di cui all’articolo 29 del D.lgs. n. 276/2003 discende da due diversi titoli per l’appaltante e per l’appaltatore (per il primo dipende dal contratto di appalto ed è diretta conseguenza della previsione contenuta nella disposizione sopra richiamata; per il secondo deriva invece dalla stipulazione del contratto di lavoro subordinato con i propri dipendenti).

L’obbligazione solidale di appaltante ed appaltatore riveste carattere unisoggettivo e risponde solo all’interesse del secondo, che ha tratto diretta utilità dalla prestazione dei propri dipendenti.

Per tali ragioni, l’esistenza e la validità del debito del committente dipendono da quelle dell’appaltatore.

Su tali presupposti si inserisce la decisione del Tribunale di Bari, Sezione Lavoro, pronunciata in data 28 giugno 2022.

Non rilevando, in tale sede, le contingenze del fatto, concentriamo l’attenzione sulla specificità del caso limitatamente al tema legato alla responsabilità solidale dell’appaltante e dell’appaltatore.

Nel caso di specie, nel mezzo di un’intricata vicenda, i lavoratori sottoscrivevano delle transazioni, con il proprio datore di lavoro, aventi ad oggetto la rinuncia al credito vantato a titolo di differenze retributive. 

Le società convenute committenti, pertanto, chiedevano che venisse dichiarata cessata la materia del contendere per intervenuta rinuncia al credito da parte dei lavoratori.

I ricorrenti, dal canto loro, asserivano l’inefficacia delle rinunce al credito nei confronti dei committenti, in quanto ciascuna transazione prevedeva una clausola di esonero specifica.

Il Tribunale di Bari, muovendo dal carattere unisoggettivo della responsabilità solidale tra appaltante e appaltatore, ha sottolineato come l’intero debito gravi sull’appaltatore, in quanto il committente garantisce al lavoratore l’adempimento di un’obbligazione che rimane dell’appaltatore.

Sulla base di tale assunto, nei rapporti interni fra debitori, la quota di debito del committente è pari a zero.

In definitiva, l’esistenza del debito del committente non può prescindere da quello dell’appaltatore.

A norma dell’articolo 1304 del Codice civile, inoltre, la transazione effettuata dal creditore con uno dei debitori in solido produce effetto nei confronti degli altri, solo se questi dichiarano di volerne approfittare.

Pertanto, il Giudice ha dichiarato di condividere l’orientamento consolidato di dottrina e giurisprudenza che ritengono invalide tali tipologie di clausole, posto che l’autonomia negoziale delle parti stipulanti l’accordo transattivo non può incidere sul diritto potestativo a profittare della transazione, che la legge attribuisce ad un soggetto terzo rispetto all’atto negoziale.

Al fine di corroborare la tesi, viene citata espressamente la Corte d’Appello di Lecce, Sezione Lavoro, dell’11 novembre 2016, n. 2410, la quale ha affermato che il condebitore ha diritto a profittare della transazione senza che eventuali clausole in essa inserite possano impedirlo.

Dal momento che i committenti avevano tempestivamente dichiarato di volersi avvalere delle transazioni concluse, i Giudici hanno ritenuto di dichiarare cessata la materia del contendere, per intervenuta transazione sulla res litigiosa.

Riteniamo condivisibile tale scelta, in quanto un atto transattivo non può spingersi sino al punto di incidere su un diritto potestativo, attribuito direttamente dalla legge, appartenente ad un soggetto terzo rispetto ai contraenti.  

Trib. Bari, Sezione Lavoro, 28 giugno 2022

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Autore Francesca Lorenzi

Trainee

Bologna

f.lorenzi@lascalaw.com

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