21.09.2022 Icon

6° Pillola: La liquidazione giudiziale

Cari Lettori, ci occupiamo oggi della liquidazione giudiziale.

Al netto del mutamento terminologico (fallimento = liquidazione giudiziale; fallito = debitore; dichiarazione di fallimento = apertura della procedura di liquidazione giudiziale), le modifiche introdotte non determinano un sostanziale stravolgimento dell’impalcatura originaria anche grazie alle modifiche che, dal 2006, hanno interessato la procedura di fallimento con particolare riguardo alla fase del realizzo dell’attivo.

La procedura rimane, infatti, invariata sotto i profili: 

  • dei presupposti per l’accesso (i.e. natura commerciale dell’imprenditore, stato di insolvenza, requisiti dimensionali, condizione oggettiva di procedibilità);
  • delle diverse fasi (i.e. apertura, accertamento del passivo, ripartizione attivo, chiusura);
  • degli effetti per il soggetto fallito (debitore), dei rapporti con i terzi, dei crediti pecuniari e dei rapporti pendenti.

Vi sono però diversi elementi di novità sui quali vale la pena soffermarsi brevemente:

Il procedimento unitario.

Si tratta di un modello processuale uniforme, volto a regolare l’accesso a:

  • procedura di liquidazione giudiziale;
  • concordato preventivo;
  • accordo di ristrutturazione dei debiti.

Le domande di accesso alle procedure sono trattate in un unico procedimento e ogni domanda sopravvenuta viene riunita a quella precedente. Ai fini della determinazione dell’ufficio giudiziario competente viene adottato il c.d. criterio COMI (“center of main interest”).

I soggetti che possono presentare l’istanza.

Una grande novità del Codice riguarda la possibilità per gli organi di controllo e per le autorità amministrative di vigilanza di presentare la domanda di apertura della liquidazione giudiziale.

La pubblicità dell’istanza.

L’art. 40 del Codice prevede che la domanda di accesso in proprio sia soggetta all’iscrizione nel Registro delle Imprese.

Non è, invece, soggetta a pubblicità la domanda di accesso alla liquidazione giudiziale proposta dagli altri soggetti legittimati.

L’attività del curatore e le relazioni informative.

Rispetto all’attività svolta dal Curatore, il Codice introduce alcune novità con riguardo alle informative che devono essere fornite ai creditori.

La relazione ex art. 33, comma 1, l.f. viene sostanzialmente spacchettata in due relazioni: la prima che deve essere depositata entro trenta giorni dall’apertura della procedura e la seconda, sulle cause dell’insolvenza, che deve essere depositata entro sessanta giorni ma dal decreto di esecutività dello stato passivo e non dalla dichiarazione di fallimento (rectius: apertura della liquidazione giudiziale), come già previsto dalla l.f..

Delle novità sono state introdotte anche rispetto alle relazioni riepilogative, da depositarsi, la prima dopo quattro mesi dalla declaratoria di esecutività dello stato passivo e le successive ogni sei mesi (art. 130, comma 9, CCII). Viene meno l’obbligo di deposito delle relazioni presso il Registro delle Imprese, obbligo che, peraltro, sino ad oggi non sempre veniva rispettato. Resta salva, naturalmente, la comunicazione ai creditori a mezzo PEC.

La revoca del curatore.

Viene innovata la previsione relativa alla possibilità di chiedere la sostituzione del Curatore. L’art. 135 del Codice prevede, infatti, che la sostituzione del Curatore possa essere chiesta dai creditori ammessi, senza che debbano essere presenti all’adunanza per l’esame dello stato passivo e senza che debbano rappresentare la maggioranza dei crediti ammessi, come invece richiesto dalla legge fallimentare. Viene prevista la verifica da parte del Tribunale (non più su istanza dei creditori) dell’assenza di conflitto di interessi in capo ai creditori istanti.  

Crediti muniti di ipoteca, pegno o privilegio.

La riforma innova, prevedendo che:

  • il Giudice Delegato possa disporre l’assegnazione del bene al creditore assistito da pegno o da privilegio speciale su beni mobili che ne abbia fatto richiesta;
  • il creditore corrisponda al Curatore l’eccedenza se il valore di stima del bene assegnato è superiore all’importo del credito ammesso al passivo con prelazione (art. 152 CCII rubricato “Creditori muniti di pegno o privilegio su mobili”).

L’art. 153 CCII rubricato “Diritto dei creditori privilegiati alla ripartizione dell’attivo” ripropone il testo dell’art. 54 l.f., introducendo due nuovi commi, il quarto e il quinto: la novità è rappresentata dalla previsione dell’estensione della prelazione alle spese di costituzione, iscrizione e rinnovazione dell’ipoteca e dell’estensione del privilegio anche alle spese di costituzione del pegno e, nel caso di vendita o assegnazione al di fuori del concorso, alle spese di conservazione e vendita del bene costituito in pegno o oggetto del privilegio, nonché alle spese di individuazione e consegna del bene oggetto di pegno non possessorio.

Azioni revocatoria.

In estrema sintesi le novità riguardano:

  • i termini che devono essere considerati ai fini dell’esercizio dell’azione revocatoria, nella misura in cui questi sono anticipati alla data di deposito della domanda e non già alla data di apertura della liquidazione giudiziale; sul punto si ricorda che è soggetta a pubblicità solo la domanda di accesso alla liquidazione giudiziale depositata dal debitore e non anche quella depositata dagli altri soggetti legittimati (il termine, quindi, potrebbe iniziare a decorrere senza che il creditore ne sia a conoscenza); 
  • l’eliminazione del requisito della “consistenza” delle rimesse, con la conseguenza che viene previsto il solo requisito della “durevolezza”; 
  • il recepimento dei principi giurisprudenziali secondo i quali l’ombrello protettivo dalla revocatoria di cui godono i piani attestati di risanamento non opera in caso di dolo o colpa grave dell’attestatore o del debitore, qualora il creditore ne fosse a conoscenza;
  • l’estensione dell’ombrello protettivo previsto per i piani attestati di risanamento, per il concordato preventivo e per gli accordi di ristrutturazione anche con riguardo all’azione revocatoria ordinaria e non solo a quella fallimentare come già previsto dalla l.f..

Accertamento del passivo

Nel caso in cui la liquidazione giudiziale riguardi il terzo datore di ipoteca deve essere presentata una domanda di partecipazione al riparto con le modalità ed i termini previsti per la domanda di ammissione al passivo (art. 201, commi 1 e 3, CCII).

Vengono modificati sia il contenuto della domanda di ammissione (in particolare dovranno essere indicate, a pena di inammissibilità, le coordinate bancarie o altra modalità di pagamento, cfr. art. 201, commi 3 e 4, CCII) sia i termini per il deposito delle domande tardive e ultra-tardive. La domanda tardiva deve essere trasmessa al Curatore non oltre sei mesi dal deposito del decreto di esecutività delle domande tempestive (nell’ambito della l.f. il termine era fissato in dodici mesi). Detto termine è prorogabile a dodici mesi in caso di particolare complessità (nell’ambito della l.f. il termine era fissato in diciotto mesi).

Viene modificato il termine per il deposito delle domande ultra-tardive, così recependo le indicazioni giurisprudenziali sul punto. La domanda ultra-tardiva deve essere trasmessa al Curatore entro il termine di sessanta giorni dal venir meno dell’evento che ne ha impedito la trasmissione nel rispetto dei termini ordinari (nell’ambito della l.f. non era fissato un termine).

Quest’ultima previsione è volta a disciplinare anche le domande di insinuazione di crediti sorti nel corso della procedura, fatta salva l’ipotesi in cui detti crediti non siano contestati dal Curatore.

La liquidazione dell’attivo

In una logica di abbattimento dei costi e di riduzione della durata della procedura il Codice prevede numerose e rilevanti novità in tema di durata della liquidazione e gli esperimenti di vendita che devono essere effettuati in sede endo-concorsuale.

In particolare:

Entro sessanta giorni dalla redazione dell’inventario e, in ogni caso, non oltre centocinquanta giorni dalla sentenza dichiarativa dell’apertura della liquidazione giudiziale (rispetto ai centottanta giorni dalla sentenza dichiarativa di fallimento), il Curatore deve predisporre il programma di liquidazione (art. 213, comma 1, CCII).

Il Curatore, ai fini della rinuncia alla liquidazione di uno o più beni, può ritenere manifestamente non conveniente la prosecuzione dell’attività di liquidazione dopo sei esperimenti di vendita andati deserti.

Il primo esperimento di vendita deve avvenire entro otto mesi dall’apertura della procedura di liquidazione giudiziale; il completamento della liquidazione deve avvenire entro cinque anni dal deposito della sentenza di apertura, prorogabile dal Giudice Delegato a sette anni in casi di eccezionale complessità (art. 213, comma 5, CCII).

Il Codice prevede, altresì, al comma 9 dell’art. 213, che, se il Curatore ha rispettato i termini di cui al comma 5, nel calcolo dei termini di cui alla legge n. 89/2001 (c.d. Legge Pinto) non si tiene conto del tempo necessario per il completamento della liquidazione.

Per i beni immobili il Curatore deve porre in essere almeno tre esperimenti di vendita all’anno; dopo il terzo esperimento andato deserto, il prezzo può essere ribassato fino al limite della metà rispetto a quello dell’ultimo esperimento (art. 216, comma 2, CCII).

L’esdebitazione

L’art. 278 CCII si presenta come particolarmente innovativo, consentendo anche alle società la possibilità di beneficiare dell’esdebitazione.

A tal fine, viene precisato che le condizioni di cui all’art. 280 CCII devono essere valutate con riferimento ai soci illimitatamente responsabili e ai legali rappresentanti.

L’esdebitazione della società ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili.

Sono previste condizioni temporali di accesso (art. 279 CCII) e condizioni per l’esdebitazione stricto sensu(art. 280 CCII).  

Al momento dell’emissione del decreto di chiusura della procedura spetta al Tribunale la dichiarazione automatica di inesigibilità, nei confronti del debitore, dei debiti concorsuali non soddisfatti, previa verifica della sussistenza delle condizioni per la concessione dell’esdebitazione e sentiti gli organi della procedura. Su istanza presentata dal debitore, il Tribunale può provvedere direttamente, purché siano trascorsi almeno tre anni dall’apertura della procedura.  

L’esdebitazione non è più subordinata al soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori.

Il Codice tuttavia prevede, quali nuove condizioni di ammissibilità, che il debitore non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei cinque anni precedenti la scadenza del termine per l’esdebitazione e che il medesimo debitore non abbia già beneficiato dell’esdebitazione per due volte.

Autore Luciana Cipolla

Partner

Milano

l.cipolla@lascalaw.com

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