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Windows? Il nuovo focus è l’intelligenza artificiale

Il bot del Comune di Milano, ovvero l’assistente virtuale dal nome “Chiara” che prende la forma di una chat, è «una soluzione piuttosto semplice per dimostrare come l’intelligenza artificiale possa semplificare il rapporto con l’amministrazione pubblica, specie se estesa all’anagrafe o altri servizi base per il cittadino» spiega Silvia Candiani, amministratore dele gato di Microsoft Italia dallo scorso settembre, azienda dove ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità dal 2010. Microsoft ha sviluppato “Chiara” con Teorema, storico partner italiano della multinazionale americana. È disponibile sul portale del turismo del Comune da ieri, in beta, anche su mobile: risponde alle domande su eventi in città, mezzi pubblici, musei. Per ora parla, anzi scrive, in italiano e inglese, in futuro potrebbe offrire anche cinese e arabo ed essere adottato da altre città italiane. Il progetto è stato presentato ieri dal sindaco Giuseppe Sala alla Microsoft House in Porta Volta, durante la conferenza di lancio della Digital week, che durerà tutta la settimana con eventi sulla città.
Come sarà la vostra digital week?
Stiamo assistendo a un netto cambio di approccio. Che il digitale sia importante per il Paese le aziende lo hanno capito, ora la domande che ci viene fatta è di merito: cosa fare e come. Faremo workshop con mille aziende, diecimila contando lo streaming, anche molto operativi dove vedere le soluzioni che sono state sviluppate dai partner con le nostre tecnologie.
Qual è oggi la vostra presenza in Italia?
Siamo in Italia da 30 anni, abbiamo circa 850 dipendenti un presenza molto fisica sul territorio anche grazie ai partner. Come dice il nostro ceo, Satya Nadella, oggi Microsoft fornisce la cassetta degli attrezzi tecnologica alle aziende per sviluppare il loro potenziale. Per noi significa prima formazione e poi sviluppo del progetto.
Microsoft ha cambiato faccia in pochi anni, prima il business si reggeva su Windows e Office, oggi è rilevante Azure, e dunque la piattaforma cloud per aziende.
Bill Gates diceva che l’obiettivo di Microsoft era un pc su ogni scrivania, oggi potremmo dire che vogliamo mettere l’intelligenza artificiale a disposizione di tutte le aziende.
Quanto investite nel Paese?
Oltre 100 milioni all’anno. Da un lato offrendo formazione ad aziende, pmi, docenti e studenti; dall’altro con tecnologie gratuite per il mondo della scuola e no profit.
Poi ci sono gli investimenti diretti nei partner.
Sì, poco più di 30 milioni sono incentivi commerciali. Ma sono fuori dai 100 milioni.
Sul fronte del digitale, come stanno le aziende italiane?
Gli ad che incontro finalmente mettono la trasformazione digitale nella top 3 delle priorità aziendali. Resta invece un certo gap di competenze nelle pmi. Quanto ai temi, ora c’è grandissimo interesse per l’intelligenza artificiale, con esempi interessanti.
Ad esempio?
Cnh Industrial ha inserito nelle ruspe dei suoi trattori alcuni sensori che monitorano alcune caratteristiche del terreno, come umidità e quantità di fertilizzanti. I dati finiscono in una dashboard e, insieme ad altre informazioni, permettono un 20% di efficienza in più nel processo agricolo. Oppure c’è Europ Assistence, che ha creato una cartella clinica digitale dove centralizzare i dati sanitari con la possibilità di consulenze via Skype con i medici.
L’avvento dell’intelligenza artificiale e robotica solleva diverse preoccupazioni per la sostituzione di lavori oggi fatti dall’uomo, cosa ne pensa?
Io credo che il saldo dei posti di lavoro sarà positivo. Con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale avremo un 30% di lavori nuovi e l’impatto sul restante 70%. Potranno sparire alcune professioni, ma ne arriveranno altre a partire dai data scientist. La domanda è come farsi trovare pronti. La strada è l’investimento nello studio di materia Stem (acronimo inglese di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), ma non è l’unica: c’è bisogno anche di capacità di problem solving e creatività, competenze che arrivano dalle facoltà umanistiche. Il cuore diventerà l’aggiornamento permanente. Ed è proprio perchè le richieste di una forza lavoro più istruita e qualificata continuano a crescere che dobbiamo identificare nuovi modi per aumentare le competenze dei lavoratori di oggi e capire come preparare la forza lavoro attuale. È da qui che nasce il progetto sviluppato con il Mip del Politecnico di Milano.
Come funziona?
Flexa è una piattaforma intelligenza artificiale per l’apprendimento continuo. Una sorta di coach virtuale per studenti ed ex studenti. Fa da consulente nella scelta del miglior percorso formatico, i professionisti con cui condividere un percorso di crescita. Una volta profilato l’utente, permetterà alle aziende di selezionare le figure più adatte per la posizione ricercata.

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