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A Wall Street arrivano le vendite ma gli utili saranno da record

I mercati finanziari sono sulle montagne russe. Il Dow Jones ieri è scivolato sotto i 26mila punti, arrivando a perdere il 3,1%. Il Nasdaq (-4,1%), ai minimi dal 5 luglio, si prepara a chiudere il mese peggiore da due anni. Lo S&P 500 da cinque sedute chiude con il segno meno (ieri -3,27%): serie negativa più lunga dal novembre 2016. Un fatto che ha destato l’attenzione della Casa Bianca che, da ieri, sta «monitorando con attenzione» l’andamento di Wall Street.
La buona notizia per gli investitori, tuttavia, è che le trimestrali della Corporate America cominciate in questi giorni registreranno utili record, per gli effetti combinati della riforma fiscale e dell’aumento dei ricavi più forte del previsto.
La meno buona è l’alta volatilità a Wall Street. Questo in un momento nel quale i rendimenti dei T Bond sono saliti sui valori massimi da sette anni: lo yield dei Treasury decennali ieri ha avuto un ulteriore incremento al 3,23%. Con diversi analisti che intravedono già la soglia possibile del 3,5%. Un rendimento, quello dei titoli di stato Usa, che rischia così di essere più elevato di quello delle azioni nella borsa americana. Cosa che genera diversi timori tra gli operatori finanziari per due motivi. Primo: gli investitori potrebbero spostarsi in massa dall’azionario sull’obbligazionario. Secondo: se i rendimenti dei T Bond salgono troppo diventano più costosi i mutui per le famiglie e il costo per le imprese per finanziarsi con l’indebitamento. Un disincentivo per le scelte di investimento o di consumo che, in prospettiva, potrebbe portare a un rallentamento della crescita economica negli Stati Uniti, ai massimi da dieci anni finora.
In generale la Corporate America registrerà risultati record nel terzo trimestre secondo le previsioni degli analisti. Gli utili delle società dell’S&P 500 dovrebbero salire in media del 20% rispetto al terzo trimestre 2017. Uno studio di FactSet prevede che a fine anno le aziende Usa avranno profitti più alti di oltre il 17% rispetto a un anno fa. All’hi-tech va la fetta più grande degli utili dell’S&P 500. Mentre sui ricavi i settori migliori dell’indice sono l’health care e i beni di consumo di prima necessità. Un altro timore che potrebbe condizionare i risultati è legato alla guerra dei dazi: più di un terzo degli utili delle aziende dell’S&P 500 arriva ormai dall’estero e non dagli Stati Uniti: Cina 5,5%, Giappone 3%, Regno Unito 2,3%, Germania 2,3% e altri il 22,7%. I profitti overseas delle prime 500 aziende Usa risentono per questo delle fluttuazioni valutarie. Il dollaro forte rende anche meno competitivo l’export delle multinazionali americane. Oggi sono attesi i conti del terzo trimestre, chiuso il 30 settembre, di Delta Air Lines. Venerdì prima del suono della campanella diffonderanno i risultati quattro big bank: JP Morgan Chase, Citigroup, Wells Fargo e PNC Financial. Risultati che dovrebbero vedere ritoccare i record, per l’ennesima volta quest’anno, di utili e ricavi della grandi banche americane. Con l’eccezione di Wells Fargo che, nonostante gli sforzi per ripartire degli ultimi due anni, deve ancora smaltire il peso delle multe dei regolatori per la truffa dei conti fantasma ai correntisti.

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