Vitalizio alimentare e nullità per mancanza di alea

Il contratto di vitalizio alimentare è nullo se risulta privo di alea. Ricorre questa ipotesi quando il beneficiario, al momento della stipulazione del contratto, era in realtà già prossimo alla morte, vuoi perché anziano, vuoi perché affetto da una malattia incurabile e a stadio avanzato.

Questo, in estrema sintesi, quanto ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza in commento.

La ragione, inutile dirlo, poggia sulla assoluta sproporzione esistente tra il valore delle prestazioni, acquisto della proprietà di un immobile, da un lato, e dovere di fornire economicamente assistenza, dall’altro.

È evidente, infatti, l’onere che per chi acquista l’immobile di pagare una rendita per soltanto pochi mesi, risulta a conti fatti estremamente esiguo rispetto al valore del bene che riceve in cambio.

La questione in esame assume particolare importanza in ambito successorio, nel caso in cui, ad esempio, colui che aveva acquisito l’immobile non fosse l’unico erede del beneficiario della rendita.

In questi casi, due potranno essere le soluzioni possibili: o la riqualificazione del contratto in termini di donazione, o la definitiva declaratoria di nullità.

Le conseguenze, tuttavia, sono ben diverse: se il vitalizio, infatti, integrava una donazione, rispettandone i requisiti di legge, gli eredi potranno impugnarla solo se lesiva delle loro quote di legittima, con lo strumento, si sa, dell’azione di riduzione.

Al contrario, se il contratto non rispettava nemmeno i requisiti della donazione, gli eredi potranno farlo dichiarare nullo e far acquisire la proprietà dell’immobile alla comunione ereditaria senza nemmeno il bisogno di ricorrere all’azione di riduzione e senza nemmeno dimostrare di essere stati lesi nella loro quota di legittima.

Cass., Sez. II Civ., 27 ottobre 2017, ordinanza n. 25624

Benedetta Minotti – b.minotti@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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