Variazione di elezione di domicilio e modalità di comunicazione

La Suprema Corte si è recentemente occupata della variazione del domicilio eletto e delle modalità della sua comunicazione alla controparte ed ha concluso che “ove nel corso del giudizio si sia verificata una variazione del domicilio eletto, è necessario, affinché questa possa avere effetto ai fini della decorrenza dei termini per l’impugnazione, che sia garantita alla controparte la legale conoscenza dell’atto, sicché la variazione, ove non dichiarata nel corso dell’udienza con relativa verbalizzazione, deve essere resa nota in un atto indirizzato alla controparte anche se non specificamente rivolto a comunicare il mutamento”.

Risulta dunque definitivamente superato l’orientamento minoritario espresso in passato dalla Cassazione, la quale aveva ritenuto che il sopravvenuto mutamento del domicilio eletto fosse valido ed operante alla duplice condizione che il procuratore assumesse un’iniziativa idonea a portare a conoscenza della controparte detto mutamento e che tale iniziativa fosse stata esteriorizzata in modo formale, con una dichiarazione esplicita, menzionata nel verbale d’udienza, o con la notificazione di un atto ad hoc.

Diversamente, secondo la giurisprudenza più recente e maggioritaria espressa da ultimo nella sentenza in commento, la variazione è opponibile non in quanto dichiarata in udienza o notificata alla controparte, ma semplicemente allorché sia portata a conoscenza con mezzo idoneo a consentirne la “conoscenza legale”.

La Corte si rifà a tale principio anche da ultimo, nel caso sottoposto al suo esame, la cui peculiarità risiede nel fatto che l’appello, che avrebbe dovuto essere proposto con citazione, è stato erroneamente introdotto con ricorso.

In sostanza, il “carattere legale della conoscenza” non viene meno per l’eventuale inidoneità dell’atto stesso a produrre gli altri suoi effetti, poiché, in virtù dell’art. 159, 3° co. c.p.c., se il vizio dell’atto impedisce un determinato effetto, l’atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo.

Cass., Sez. II Civ., 24 luglio 2017, n. 18202 (leggi la sentenza)

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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