Validità dei contratti bancari: tu dimmi da quando, quando, quando

In tema di contratti bancari, niente impedisce che il negozio esista da prima della produzione in giudizio della scrittura privata.

Questa, in estrema sintesi, la massima espressa dalla Suprema Corte con l’ordinanza n. 14243 del 04.06.2018. I Giudici di legittimità hanno infatti affermato che “in tema di contratti bancari soggetti alla disciplina di cui all’art. 117 d.lgs. n. 385/1993, la valida stipula del contratto non esige la sottoscrizione del documento contrattuale da parte della banca, il cui consenso si può desumere alla stregua di atti o comportamenti alla stessa riconducibili, sicché la conclusione del negozio non deve necessariamente farsi risalire al momento in cui la scrittura privata che lo documenta, recante la sottoscrizione del solo cliente, sia prodotta in giudizio da parte della banca stessa”.

Nel caso di specie, la banca ricorreva in Cassazione avverso la mancata ammissione al passivo di un fallimento di un credito chirografario.

La Corte di Appello di Napoli, infatti, pur ritenendo che la prova di un contratto bancario possa essere fornita attraverso la produzione in giudizio della scrittura privata contenente la sola accettazione della proposta, evidenziava altresì come la data della conclusione del negozio può ritenersi certa ex art. 2704 c.c. solo dal momento in cui il contratto viene prodotto. Deve essere, invece, fornita la prova che il contratto sia stato concluso in data anteriore, non solo alla dichiarazione di fallimento del correntista, ma anche alla prima delle operazioni da cui deriva il credito.

La Cassazione innanzitutto ribadisce quanto recentemente già affermato in tema di contratti di intermediazione finanziari monofirma (cfr. Cass. n. 1653 del 23.01.2018), estendendone la disciplina anche ai contratti bancari soggetti al Testo Unico Bancario.

I giudici di legittimità, però, si spingono anche più in là: affermano infatti che, se il contratto bancario non esige la sottoscrizione della banca per il suo valido perfezionamento, allora ciò implica che la certezza della data ex art. 2704 c.c. del negozio possa essere conseguita, non soltanto con la produzione in giudizio del documento, ma anche in un momento antecedente ed indipendentemente da tale evenienza.

La necessità di ancorare la certezza della data al momento in cui il contratto è acquisito al giudizio potrebbe infatti giustificarsi solo al fine di individuare nella produzione della scrittura privata il momento di perfezionamento del contratto.

A detta della Cassazione, tuttavia, la stessa può essere desumibile anche da “evidenze comprovanti, in modo univoco, che il contratto, documentato dalla scrittura privata recante la proposta della banca firmata dal cliente, sia stato concluso prima di quel momento”.

Nel caso di specie, pertanto, la Suprema Corte riteneva comprovante la data certa, da cui far scaturire la validità e gli effetti del contratto, un timbro postale apposto su una delle pagine del contratto di conto corrente oggetto di causa.

Cass., Sez. I Civ., 4 giugno 2018, ordinanza n.14243 (leggi la sentenza)

Michele De Zenm.dezen@lascalaw.com

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