Ma dove vai se l’inadempimento non lo hai (dimostrato)?

La vicenda decisa dalla Suprema Corte giunge all’epilogo dopo un giudizio iniziato nel più nefasto dei presagi per l’intermediario finanziario, assistito dallo Studio, giacché in primo grado veniva disposta la condanna risarcitoria della società per inadempimento agli obblighi informativi.

Nello specifico la società svolgeva attività di collocamento di fondi e prodotti finanziari di soggetti terzi e, nell’ambito di tale attività, venivano investiti consistenti capitali in fondi che, nel tempo, avevano perso valore.

L’azione attorea poneva al centro, prevalentemente, la sussistenza di un illecito aquiliano dei promotori finanziari, lamentandosi nello specifico asseriti comportamenti illeciti che avrebbero arrecato danno alla cliente.

In primo grado, dopo accertamenti peritali erronei nei presupposti conclusivi, veniva accertata una responsabilità risarcitoria di tipo contrattuale dell’intermediario che, tuttavia, in sede di appello veniva riformata dalla Corte capitolina.

Con trasversali ed eterogenei motivi di impugnazione innanzi alla Corte di legittimità, l’investitrice deduce ragioni di erroneità della sentenza resa dal Collegio di secondo grado: inter alia, con riferimento alla esclusione di responsabilità connesse alle domande di risarcimento del danno di tipo extracontrattuale ed alla dedotta non adeguatezza degli investimenti rispetto alle caratteristiche soggettive della cliente.

Con riferimento al primo aspetto la Corte, pone luce sulla dedotta responsabilità risarcitoria di tipo contrattuale e ricorda che “Le condotte lamentate dall’odierna istante attengono all’«informativa cliente» da lei sottoscritta, alla incongruità della proposta relativa alla stipula delle polizze […] – stante l’inadeguatezza dell’investimento sollecitato rispetto all’età della sottoscrittrice – e alla induzione in errore che sarebbe stata perpetrata ai danni della medesima [investitrice], persuasa a investire tutti i suoi averi in operazioni non consone rispetto ai propri intendimenti e alle proprie esigenze. Le predette condotte integrano, però, ipotesi di violazione degli obblighi previsti dagli artt. 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998, relativi all’attività informativa e all’adeguatezza dell’investimento. Ora, il profilo relativo alla violazione dei predetti obblighi è stato compiutamente esaminato dai giudici di merito, i quali hanno qualificato come contrattuale la correlativa responsabilità: e ciò – va detto – in modo del tutto condivisibile, in conformità del principio per cui la responsabilità dell’intermediario che ometta di informarsi sulla propensione al rischio del cliente o di rappresentare a quest’ultimo i rischi dell’investimento, ovvero che compia operazioni inadeguate quando dovrebbe astenersene, ha natura contrattuale (Cass. 12 giugno 2015, n. 12262). Né è concludente l’assunto secondo cui le condotte in contravvenzione delle prescrizioni della normativa in questione integrino, altresì, degli illeciti extracontrattuali (o precontrattuali): non si coglie, infatti – e la ricorrente, del resto, non spiega – in che modo la violazione degli obblighi connaturati al contratto di intermediazione, da cui si origina una responsabilità di tipo contrattuale che l’istante non contesta, dia pure vita a una responsabilità di natura aquiliana (o precontrattuale, ove si ritenga che quest’ultima non sia riconducibile alla comune responsabilità per fatto illecito)”.

In relazione alla valutazione di adeguatezza dell’investimento, la Suprema Corte conferma che la richiesta di opinione espressa a tal riguardo dall’intermediario finanziario soggiace ad una sintesi di eterogenei elementi, dove “il dichiarato fine speculativo e la conseguente necessità di rivolgersi a prodotti finanziari differenziati imponeva di per sé l’assunzione di un apprezzabile grado di rischio quanto al mantenimento del capitale”.

Il ricorso viene rigettato e confermata la sentenza della Corte d’Appello di Roma (n. 6357/2013).

Corte d’Appello di Roma, 26 novembre 2013, n. 6357

Cass., Sez. I Civ., 9 marzo 2018, n. 5837

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

In una recente pronuncia della Corte di Cassazione, il Collegio di Legittimità si è trovato di fro...

Contenzioso finanziario

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie porta con sé decisioni di ambito giuridico strettamente...

Contenzioso finanziario

Il caso in esame riguarda la negoziazione di titoli di debito emessi da una società lussemburghese ...

Contenzioso finanziario