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«Va governato, ma il Fintech può diventare la grande occasione per tutti gli investitori»

Intervista a Paolo Ciocca – Consob

Il Fintech è un universo fatto di tante cose. Quali le sembrano gli elementi più interessanti per le possibili evoluzioni?
Ci sono alcuni elementi più visibili, specialmente al mondo finanziario, come il fenomeno del robo advice o l’High Frequency Trading. Poi ce ne sono altri di cui tutti parlano, come le blockchain o le criptocurrency. In particolare quest’ultimo fenomeno aspetta ancora un intervento di inquadramento delle banche centrali. Però ci sono già molti esperimenti importanti, come per esempio l’applicazione della blockchain alla filiera della logistica e alla parte finanziaria collegata. Per sviluppare le potenzialità di questa tecnologia però occorrerà ancora tempo. Mentre ci sono altri fenomeni meno visibili, ma già centrali, come Big Data e intelligenza artificiale che già hanno impatti più rilevanti degli altri fenomeni che appaiono più visibili.
In tutto questo mondo che cambia, l’impressione è che la maggiore complessità aumenterà l’asimmetria informativa che già vede il piccolo investitore in una posizione di svantaggio. Ci possono essere risvolti anche a vantaggio di questi ultimi?
L’aumento dell’asimmetria informativa è un rischio che effettivamente c’è. Perché l’aumento della complessità rende la tecnologia meno leggibile. Però proprio questa enorme massa di dati può aprire a nuove possibilità a favore degli investitori. Potrebbero infatti esserci spazi per una nuova consulenza indipendente.
Come avviene questo?
Siamo in una situazione in cui i dati assumono un ruolo fondamentale, accade che mentre chi li raccoglie è ben consapevole del loro valore (si pensi a Google, Amazon, Facebook), chi li fornisce invece ne è scarsamente consapevole. Deve esserci consapevolezza del valore del dato anche per chi lo fornisce, lasciando le sue tracce in rete. Qui può intervenire la consulenza indipendente. Un investitore maggiormente avvertito dell’importanza dei dati che lo riguardano potrebbe portare utilizzarli a proprio favore. Per esempio la Psd2, la direttiva europea sui pagamenti, permette anche a terzi, su autorizzazione del titolare dei dati, di accedere alle informazioni bancarie del titolare. Questi soggetti potrebbero essere anche consulenti indipendenti che utilizzano quei dati per aiutare gli investitori a calibrare gli investimenti in base alle loro esigenze.
I regolatori nazionali e internazionali sono in grado di tenere il passo con questo mondo in rapido cambiamento?
Anche qui c’è un apparente paradosso. I regolatori devono certamente correre per capire. E questo con la Consob lo stiamo facendo e anzi stiamo accelerando sul punto e ci dedicheremo almeno a tre filoni importanti di approfondimento: Big Data, Intelligenza artificiale, Blockchain. Si tratta di approfondimenti scientifici, che facciamo con tecnici dei vari settori, con scienziati, matematici e così via.
E il paradosso?
A fronte di cambiamenti così rapidi nelle “etichette”, gli elementi economici di fondo che fanno muovere i vari soggetti del mercato non cambiano. E per questo i compiti del regolatore, che sono protezione e informazione, aiuto alla formazione del capitale, regolazione, enforcement (con la lotta agli abusi) sono cose che vanno comunque fatte e rispetto ad esse le autorità devono posizionare i loro obiettivi intermedi.
Lei ha parlato di recente di stati generali del Fintech. Di cosa si tratta e che tempi avete?
Se saremo pronti, l’appuntamento dovrebbe essere all’inizio del 2019. Si tratta di chiamare tutti i soggetti che operano nel mercato, i soggetti pubblici interessati, il mondo della ricerca scientifica e tutti gli stakeholders del mondo finanziario per riflettere sulle opportunità del Fintech. E questo apre grandi possibilità proprio per una piazza come Milano.
In che senso?
Milano, oltre ad essere sede della Borsa, è in una situazione molto favorevole, sia perché ha dei centri di ricerca eccellenti, come il Politecnico, la Bocconi, la Cattolica, sia perché si pone come centrale rispetto alla direttrice che unisce altri luoghi importanti di ricerca come Torino e Trento.
In Europa c’è sempre il rischio di arbitraggi per la differenza di passo delle diverse authority nazionali. Il Fintech aumenterà questi squilibri?
L’obbligo per tutti è quello di semplificare, per rendere attrattive i rispettivi sistemi. Più che le furbizie di un regolatore però è importante l’ecosistema in cui una piazza finanziaria si colloca. E la vera differenza la fa la capacità di fare ricerca per l’innovazione tecnologica. Per questo vedo un grande spazio per una città come Milano.

Antonio Criscione

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