Usura e tasso di mora: si applica la maggiorazione del 2.1

Ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, particolare attenzione deve essere posta alle modalità concrete di verifica dell’usurarietà del tasso convenuto.

Sotto tale profilo, il Tribunale di Mantova, chiamato a pronunciarsi in una causa bancaria seguita dallo Studio, ha evidenziato che  “(…) la pattuizione dell’interesse di mora è autonoma e peculiare e ha la funzione di sanzionare il ritardo nell’adempimento; pertanto, se in base alle norme sopra richiamate non può escludersi la rilevanza del patto moratorio ai fini dell’usura, deve considerarsi che lo stesso patto opera solo qualora una parte sia inadempiente, avendo quindi funzione ulteriore rispetto a quella di mera erogazione del credito (…)”.

Il Tribunale osserva, altresì, che i TEG medi rilevati dalla Banca d’Italia (che includono il tasso nominale e tutti gli oneri connessi all’erogazione del credito) non comprendono gli interessi di mora, come espressamente indicato nei Decreti trimestrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze e chiarito dalla Banca d’Italia.

Infatti, essendo gli interessi moratori più alti (al fine di compensare la Banca del mancato adempimento), qualora inclusi nel TEG medio essi potrebbero determinare un eccessivo innalzamento delle soglie, in danno della clientela. Tale impostazione è coerente con la disciplina comunitaria sul credito al consumo, che esclude dal TAEG le somme pagate per l’inadempimento di un qualsiasi obbligo contrattuale, inclusi gli interessi di mora.

Quindi, in ordine all’individuazione della soglia relativa agli interessi di mora, secondo il Tribunale di Mantova pare corretto, in assenza di una previsione legislativa, fare riferimento ai risultati della rilevazione effettuata dalla Banca d’Italia nel III trimestre 2001: “(…) per evitare il confronto tra tassi disomogenei (TEG applicato ai singoli clienti, comprensivo della mora effettivamente pagata e tasso soglia che esclude la mora), i decreti trimestrali riportano i risultati di un’indagine per cui la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardo pagamento è mediante pari al 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo (…)”.

Tra le varie doglianze avanzate dagli attori si evidenzia, infine, la contestazione (oramai) “di stile” della difformità tra l’ISC pattuito e quello effettivamente applicato. Secondo il Tribunale “la doglianza va disattesa non essendo idonea a inficiare la validità del contratto o la corretta pattuizione dei tassi di interesse”.

L’ISC costituisce, dunque, uno strumento di carattere informativo, come emerge dall’art. 9 sezione II delle Istruzioni di Bankit, ma non un requisito tassativo, indefettibile del regolamento negoziale giacché non richiamato dall’art. 3 sezione III, tanto che “l’eventuale omissione di tale elemento non comporta la nullità del negozio giuridico quando nel medesimo siano riportati i tassi di interesse e gli oneri economici che consentono al cliente di determinarlo e dunque di individuare il costo complessivo  dell’operazione di finanziamento” (conf. Sent. Trib. Salerno 27.01.2017).

Da ultimo, il Tribunale rileva che la pretesa di parte attrice volta a far ricalcolare gli interessi di cui all’art. 117 TUB non può trovare accoglimento, potendo dar luogo -ove ne ricorrano i presupposti- alla responsabilità per inadempimento  della banca e quindi al risarcimento del danno laddove allegato e provato.

Tribunale di Mantova, 20 dicembre 2017, n. 1185 (leggi la sentenza)

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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