Usura: una questione di simmetria

“…ai fini della verifica dell’usura, è necessario che vi sia una perfetta simmetria tra gli oneri che rilevano ai fini dei tassi soglia e gli oneri riferiti allo specifico rapporto contrattuale: infatti, è la legge stessa a prevedere che il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari deve essere determinato in base al tasso effettivo globale medio (TEGM) praticato dalle Banche, comprensivo di commissioni e remunerazioni a qualsiasi titolo e spese (art. 2 L. n. 108.1996).

La conclusione del Tribunale di Savona rappresenta la coda di un iter logico-argomentativo lucido, frutto di una perfetta conoscenza della materia in tema di usura.

Tal conoscenza  traspare già dalle prime righe: “l’art. 644, comma 1 C.P. prevede espressamente che sono usurari gli interessi dati o promessi “(…) in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità (…)”, facendo, quindi, chiaro riferimento agli interessi corrispettivi, gli unici, cioè, costituenti prestazione sinallagmatica della dazione di una somma di denaro, mentre, all’opposto, gli interessi moratori ex art. 1224 C.C, costituiscono una preventiva e forfetaria liquidazione del danno risarcibile che l’inadempimento di un’obbligazione ha cagionato al creditore“.

Il tema di indagine è quindi la differente natura degli interessi corrispettivi e di mora, che trova risposta nell’art. 1 del D.L. n. 394.2000: trattandosi, infatti, di norma di interpretazione autentica dell’art. 644 c.p., questa non può aver allargato il novero degli interessi soggetti alla disciplina dell’usura, ricomprendendovi anche gli interessi moratori.

In particolare, precisa il Tribunale di Savona, poiché in tale norma l’inciso “a qualunque titolo” è collocato dopo “promessi o convenuti ” e non immediatamente dopo il termine “interessi”, è ragionevole interpretare il testo nel senso che l’inciso si riferisca al titolo (contratto, atto unilaterale di variazione) e al tipo negoziale in forza del quale l’obbligazione accessoria è convenuta e non, pertanto, alla natura degli interessi.

Il che non può che significare una cosa: il Legislatore ha inteso assoggettare alla disciplina dell’usura solo quegli interessi corrispettivi dissimulati o convenuti in patto aggiunto o contrario (sul punto, ABF collegio di coordinamento decisione n. 1875 del 28.3.2014 e ABF di Roma decisione n. 260 del 17.1.2014), ma non anche quelli moratori.

Inoltre, rimanendo sul piano letterale, l’art. 644 C.P. si riferisce a tutte le remunerazioni e spese collegate all’erogazione del credito, mentre gli interessi di mora sono un onere eventuale, collegato non all’erogazione del credito, bensì solo ed esclusivamente all’inadempimento del cliente. Gli interessi moratori, quindi, non fanno parte delle voci di costo del credito che confluiscono nella identificazione dei tassi soglia.

Tal principio, prosegue il Tribunale, è confermato anche dalla Banca d’Italia, secondo cui gli interessi di mora non vengono computati ai fini della determinazione del TEG e tale esclusione è ribadita all’art. 3 dei D.M. di rilevazione del TEGM.

Peraltro, qualora gli interessi moratori dovessero computarsi ai fini dell’usura, il procedimento volto alla enucleazione dei tassi soglia che non li computa sarebbe illegittimo, con la conseguenza che il relativo tasso soglia sarebbe anch’esso viziato.

Questa, in definitiva, la ragione per cui “è necessario che vi sia una perfetta simmetria tra gli oneri che rilevano ai fini dei tassi soglia e gli oneri riferiti allo specifico rapporto contrattuale: infatti, è la legge stessa a prevedere che il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari deve essere determinato in base al tasso effettivo globale medio (TEGM) praticato dalle Banche, comprensivo di commissioni e remunerazioni a qualsiasi titolo e spese (art. 2 L. n. 108.1996). A tale proposito la formula è la stessa utilizzata, ai sensi dell’art. 644, comma 4, C.P. per determinare come deve essere computato il tasso d’interesse convenuto nel singolo rapporto da sottoporre al controllo usurario; ne deriva che i valori da prendere in considerazione per calcolare i due termini da porre in comparazione (TEG applicato al singolo cliente e TEGM su cui calcolare il tasso soglia) appaiono coincidenti“.

E ciò è ancor più vero se si considera che “Alla necessità di tale simmetria ha fatto riferimento, sia pure in tema di c.m.s, la Cassazione nella sentenza n. 12965/2016“.

Per concludere, quand’anche, in astratto, la disciplina sull’usura fosse applicabile agli interessi moratori, ciò comporterebbe un’evidente distorsione degli indici di rilevamento del tasso soglia, il tutto, in un contesto in cui “gli unici ad avvantaggiarsi da tale interpretazione sarebbero i clienti morosi“.

Tribunale di Savona, 05 gennaio 2018, n. 2

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

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