Usura ed anatocismo su mutuo… nulla di nuovo sotto il sole

Tornano di nuovo sul tavolo il tema dell’usura e dell’anatocismo su mutuo. Lo fanno, in questo caso, in una controversia seguita dallo Studio nell’interesse di una banca, propria cliente davanti al Tribunale di Milano.

Si tratta, per altro, di una ipotesi in cui il mutuo ipotecario ha avuto naturale scadenza nel 2015, senza che si sia verificato alcun inadempimento in capo alla mutuataria, avendo questa onorato puntualmente il proprio debito: nessun interesse moratorio, dunque, è stato in concreto applicato.

Parte attrice, sulla base di una perizia econometria, ha contestato dapprima il superamento del tasso soglia; il tasso di mora, maggiorato dei costi (spese e commissioni), al momento della conclusione del rapporti, sarebbe stato superiore al tasso soglia.

In primo luogo, devesi rilevare che la difesa di parte convenuta non ha provato che l’incidenza degli ulteriori oneri a carico del mutuatario divisati in contratto – costi relativi a spese di istruttoria …., spese per comunicazioni…., spese per svincolo ipoteca ….e costo per la polizza assicurativa – abbia determinato in concreto il superamento del tasso soglia: ad ogni buon conto questo Giudice condivide l’orientamento giurisprudenziale che, in presenza di un tasso di mora in concreto eccedente il tasso soglia al momento della relativa pattuizione, l’eventuale nullità della clausola che lo abbia contemplato non riverbera i propri effetti nei confronti della previsione del tasso corrispettivo e non rende gratuito il finanziamento; anche per tale motivazione va disattesa la doglianza attorea posto che in concreto non si è avuto alcun inadempimento relativo al saldo delle rate imputabile a parte mutuataria.

L’attrice ha altresì dedotto che il contenuto della clausola numero 6 delle condizioni generali allegate al contratto di mutuo (“Sulle somme dovute alla banca per qualsiasi titolo in dipendenza del contratto di mutuo, e non pagate, matureranno interessi di mora nella misura convenuta in contratto a decorrere dal giorno dell’inadempimento sino a quello dell’effettivo pagamento”), sottendesse un meccanismo tale per cui l’inadempimento di una rata di mutuo comporti la maturazione di interessi moratori sulla quota di interessi corrispettivi formanti la singola rata, con svilimento della diversa funzione spettante alla duplice tipologia di interessi – corrispettivi e moratori – e con la sostanziale sommatoria dei due tassi di interesse che generava un tasso complessivo usurario nonché un fenomeno anatocistico vietato dalla legge.

Ad avviso di chi scrive da un lato il calcolo dell’interesse di mora sull’ammontare complessivo della singola rata comprensiva della quota di interessi corrispettivi, lungi dall’essere vietato dalla legge, si pone in sintonia con l’art. 3 della delibera CICR del 9 febbraio 2000, senza sottacere poi che gli artt. 4 e 6 del contratto di mutuo non hanno menzionato alcuna sommatoria nel senso palesato dalla difesa di parte attrice ma hanno semplicemente previsto che, in caso di inadempimento del mutuatario, scatta il tasso di mora per ciò che resta inevaso, e ciò in piena sintonia con quanto stabilito dalla predetta delibera CICR

Infine è stata nuovamente criticata la struttura del cosiddetto ammortamento alla francese che, oltre, in ipotesi, a determinare un indebito anatocismo contra legem, comporterebbe un’indeterminatezza del tasso, con conseguente nullità per violazione degli artt. 1346 e 1418c.c. e rimodulazione del mutuo a tasso legale ex art. 1284 c.c.

A questo proposito, per il Giudice  la tesi è da disattendere sia per il fatto che il negozio ha espressamente previsto al punto 1.4 le modalità di determinazione dell’interesse corrispettivo da applicare, consistenti nella somma dell’uno e trentacinque percento all’Euribor a tre mesi, sì da escludere alcuna indeterminatezza, sia per il fatto che il conteggio degli interessi è effettuato solo sul debito residuo, sul capitale cioè che rimane da restituire alla banca mutuante: una volta che, mediante il pagamento della rata del piano, l’interesse viene corrisposto unitamente alla quota capitale, nella successiva rata il capitale residuo, ridotto per effetto della restituzione di una parte dello stesso, torna ad essere conteggiato depurato da qualsivoglia effetto anatocistico; sul punto la giurisprudenza di merito sembra essere prevalente (si vedano le sentenze del Tribunale di Milano 05.05.2014 n. 5733, del Tribunale di Verona 24.03.2015 n. 758 e del Tribunale di Salerno 30.01.2015 n. 587).

Giorgio Zurrug.zurru@lascalaw.com

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