Usura del tasso? La verifica va condotta secondo criteri di coerenza logica e giuridica

I correntisti e i mutuatari che agiscono in giudizio, lamentando asseriti tassi usurari, dovrebbero condurre la verifica dell’usura secondo i criteri di coerenza logica e giuridica che impongono di verificare la lamentata usurarietà del tasso di interesse utilizzando la medesima metodologia di calcolo ufficializzata nelle Istruzioni della Banca d’Italia.

Tale principio è stata ribadito dal Tribunale di Bergamo, in un recentissimo provvedimento, riguardante una causa promossa da un mutuatario nei confronti di un Istituto di credito, cliente dello Studio, per asseriti indebiti a titolo di usura, anatocismo, nonché contestazioni riguardanti l’ISC.

Nel caso di specie, parte attrice, come prima ipotesi, sosteneva l’usurarietà del mutuo sommando il tasso di interesse corrispettivo con il tasso di mora. Il Tribunale, aderendo all’orientamento maggioritario, riteneva non condivisibile l’assunto, in quanto la c.d. “sommatoria” rappresenta un non tasso o un tasso creativo, quale percentuale relativa ad interessi mai applicati e non concretamente applicabili al mutuatario (ex multis Trib. Reggio Emilia 6 ottobre 2015; Trib. Torino 14 maggio 2015; Trib. Padova 27 gennaio 2015; Trib. Milano 3 dicembre 2014). Inoltre parte attrice, non assolvendo al proprio onere, ometteva di allegare ed indicare i modi, i tempi e la misura del superamento del tasso c.d. soglia.

Non appare nemmeno corretto, secondo il giudice, il parametro del tasso – soglia richiamato dall’attrice a proposito della mora: “(…) quand’anche si volesse ritenere che anche gli interessi di mora debbano essere rispettosi del limite legale antiusura, tesi per la quale sussiste ancora incertezza giurisprudenziale in assenza di una previsione legislativa specifica al riguardo e che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i criteri dettati dai decreti ministeriali, con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali, secondo la stessa Banca d’Italia e la sua nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 3 luglio 2013 (…)

Infine, il Tribunale, ritenendo di aderire all’orientamento maggiormente convincente e conforme al tenore letterale dell’art. 1367 c.c., dell’art. 117 TUB e delle Istruzioni di Bankit, ha ritenuto l’Indicatore Sintetico di Costo uno strumento di carattere informativo, ma non un requisito tassativo ed indefettibile del regolamento negoziale: “pertanto, anche ipotizzando un ISC erroneamente computato, ciò non può determinare l’invalidità del contratto di mutuo per il quale i tassi e le successive condizioni sono altrimenti determinate” (in senso conforme Trib. Salerno 31 gennaio 2017).

Per tali motivi, il Tribunale rigettava integralmente le domande di parte attrice, con condanna alle spese di lite.

Tribunale di Bergamo, 5 dicembre 2017, n. 3004 (leggi la sentenza)

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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