Uso selettivo della nullità: all’orizzonte una (nuova) rimessione alle Sezioni Unite

Forse non tarderà ad arrivare la richiesta di pronuncia delle Sezioni Unite sulla questione dell’uso selettivo della nullità e “la questione della sanabilità di essa in deroga al dettato di segno contrario dell’art. 1423 cod. civ.”.

Ciò lo si intuisce apertamente dalla pronuncia della Corte di Cassazione, ove – nel rigettare il motivo di ricorso proposto da un intermediario finanziario – viene posto l’accento sulla questione ed il dibattito acceso in seno alla giurisprudenza di legittimità su tale argomento.

La Corte ammette che essa “non ha fatto già mancare il suo apporto, dando, tuttavia, vita – segnatamente, con riguardo alla questione dell’“uso selettivo della nullità” – a soluzioni giudicate non sempre soddisfacenti” e, tale questione, era già stata utilizzata come argomento da parte del Collegio di Legittimità in occasione del deposito dell’ordinanza interlocutoria (n. 10447/2017) con cui era stata sollecitata la pronuncia delle Sezioni Unite sul tema del contratto monofirma.

Nella decisione qui esaminata viene posta l’attenzione sulla questione, pur senza rimessione per assenza di conferenza in rapporto al caso in questione, dandosi atto del fatto che “vi sarebbe ragione di sollecitare nuovamente l’intervento chiarificatore della Corte nella sua composizione più alta, nuovamente sottoponendo ad essa la questione dell’uso selettivo della nullità”.

Nel merito, come sopra accennato, la decisione si adagia nel rigetto del motivo di ricorso in quanto – nel caso in esame – la questione non ha rilievo per mancanza oggettiva del contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento: “in materia di intermediazione finanziaria, allorché le singole operazioni di investimento abbiano avuto esecuzione in mancanza della stipulazione del contratto quadro previsto dall’art. 23 D.Igs. 24 febbraio 1998, n. 58 all’investitore, che chiede che ne sia dichiarata la nullità solo di alcune di esse, non sono opponibili l’eccezione di dolo generale fondata sull’uso selettivo della nullità e, in ragione della protrazione nel tempo del rapporto, l’intervenuta sanatoria del negozio nullo per rinuncia a valersi della nullità o per convalida di esso, l’una e l’altra essendo prospettabili solo in relazione ad un contratto quadro formalmente esistente”.

Merita attenzione, peraltro, la decisione rispetto al ricorso dell’investitore, il quale lamentava la compensazione operata dal Giudice di merito in ordine alle somme ricevute a vario titolo sugli investimenti oggetto di contestazione.

La Corte, a tal riguardo, afferma che “in materia di intermediazione finanziaria, allorché sia dichiarata la nullità di un ordine di investimento, i cui effetti per i principi regolanti le nullità negoziali si estendono al negozio di acquisto effettuato dall’intermediario per dare esecuzione all’ordine ricevuto, l’intermediario e l’investitore hanno diritto di ripetere l’uno nei confronti dell’altro le reciproche prestazioni, sicché è legittimamente dichiarata la compensazione tra la somma che l’investitore abbia corrisposto all’intermediario ai fini dell’investimento e la somma che l’intermediario abbia riscosso per conto dell’investitore ed abbia corrisposto al medesimo a titolo di frutti civili”.

Cass., Sez. I Civ., 24 aprile 2018, n. 10116 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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