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UniCredit, i soci votano l’aumento (con maxi-sconto)

Il sì dei soci all’aumento da 13 miliardi è nei fatti scontato, e si preannuncia plebiscitario oggi all’assemblea straordinaria dei soci di UniCredit convocata a Roma: i proxy advisor si sono tutti espressi a favore, i fondi (attesi nella misura di oltre il 30% del capitale) ne seguiranno i consigli e anche i soci storici stanno già preparandosi a mettere mano al portafogli.
Dunque oggi, alla sede ex Capitalia dell’Eur, l’attenzione sarà concentrata quasi tutta sul dopo. Cioè sul varo dell’operazione, e sulle modalità con cui sarà proposta al mercato. Come anticipato da Il Sole 24 Ore lo scorso 4 gennaio, la data per ora considerata più probabile per l’avvio delle sottoscrizioni è il 13 febbraio: è il primo lunedì utile dopo la necessaria approvazione dei conti preliminari del 2016 (in agenda per il 9 febbraio) e scaramanticamente funziona, dopo la presentazione effettuata il 13 dicembre e l’ammontare fissato proprio a quota 13 miliardi. L’importo è enorme – il più grande che si sia mai visto in Italia (il precedente record, già spettante a UniCredit, era di 6 e mezzo) e tra i maggiori in Europa, dove solo Rbs e Hsbc in passato hanno osato superare gli 11 miliardi di euro di nuova carta – e lo sconto non potrà che essere consistente: tra il 30 e il 40%, secondo le indiscrezioni di ieri de Il Messaggero confermate da più fonti di mercato, che hanno penalizzato il titolo a Piazza affari. Le nuove azioni della banca, che oggi capitalizza circa 16 miliardi, potrebbero essere offerte a 1,2-1,3 euro, quanto basta a tenere sotto pressione il titolo nelle prossime settimane, dopo che ieri ha chiuso a 2,6 euro.
Nonostante le dimensioni, tra le banche dell’ampio consorzio di pre-garanzia e collocamento, che vede in prima fila Morgan Stanley, Ubs, BofA Merrill Lynch, Jp Morgan e Mediobanca, si respira un certo ottimismo sul buon esito dell’operazione. In quest’ottica, oggi dall’assemblea di Roma potrebbe arrivare qualche indizio utile a capire chi e quanto sottoscriverà, per lo meno dei soci attuali. Il primo, Capital Research, è entrato a settembre quando l’aumento era già nell’aria (e Mustier già in sella), dunque pare probabile un impegno a seguire; anche il secondo socio, gli arabi di Aabar, dovrebbero fare altrettanto: l’intenzione, anticipata da Il Sole settimana scorsa, sarebbe stata confermata nei giorni scorsi dai vertici del fondo a Luca Cordero di Montezemolo, vice presidente della banca proprio “in quota” Aabar. Leonardo Del Vecchio e le grandi fondazioni, cioè Verona (che proprio ieri ha annunciato di aver ceduto lo 0,5% e di essere scesa al 2,2%), Torino e Carimonte, potrebbero non difendere l’8-9% che fa loro riferimento, ma in buona parte ci saranno. Un punto interrogativo riguarda invece i soci libici della Lia, la cui operatività è limitata vista la complessa situazione del Paese.
Se il nocciolo duro farà la sua parte, dal mercato dovranno arrivare comunque 10 miliardi. Non poco. È così che la presenza dei fondi oggi in assemblea potrebbe suonare come di buon auspicio: le previsioni della vigilia accreditavano come presente più del 30-31% del capitale facente capo agli istituzionali, nonostante una convocazione in gennaio poco abituale e poco agevole per i fondi. Se le previsioni saranno confermate e il voto, come suggerito dai proxy advisor, sarà positivo all’aumento, potrebbe essere premessa per un serio impegno a valutare la sottoscrizione. D’altronde finora il progetto di Jean Pierre Mustier di rafforzare UniCredit come banca commerciale paneuropea, una sorta di Bnp Paribas in versione italo-tedesca e centro-est europea, sembra aver convinto i fondi, a maggior ragione se dovesse essere accompagnato da qualche ulteriore ritocco in chiave public company alla governance, dove un solo posto alla minoranza in consiglio viene ritenuto decisamente po’ misero.

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