Under 500.000, no al fallimento

Diversamente dagli altri presupposti, l’ammontare dei debiti deve essere valutato con riferimento al momento della dichiarazione di fallimento.

Dal mancato riferimento al triennio antecedente alla data di deposito dell’istanza di fallimento, all’interno della lettera c) del comma 2 dell’art. 1 L.F., è evidente, afferma la Corte di Cassazione, che l’indebitamento è un requisito che prescinde da qualsiasi periodicità e che deve essere, pertanto, valutato con riferimento al momento della dichiarazione di fallimento. Ciò diversamente dagli altri requisiti di fallibilità con riferimento ai quali si fa espressa menzione dei tre esercizi precedenti alla data di deposito dell’istanza di fallimento.

Tale asserzione trova conferma anche nelle diverse forme verbali utilizzate dal legislatore con riferimento alle diverse soglie dimensionali di fallibilità. Infatti, a proposito dell’attivo patrimoniale è stato utilizzato “aver avuto” e con riferimento ai ricavi “aver realizzato”, diversamente dall’infinito presente “avere” utilizzato per l’indebitamento.

Ciò porta ad escludere la fallibilità dell’imprenditore che sia riuscito a ridurre il proprio indebitamento al di sotto della soglia di fallibilità, pari complessivamente ad Euro 500.000,00, al momento della dichiarazione di fallimento.

Cass., Sez. VI Civ., 08 Febbraio 2018, n. 3158

Giulia Camilli – g.camilli@lascalaw.com

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