Un timbro di giudicato è come un diamante: per sempre

Con l’arresto n. 10465/18, la Corte di Cassazione ha sancito il principio, in tema di certezza del passaggio in giudicato delle sentenze, secondo il quale l’unica prova certa può essere desunta dall’attestato rilasciato dalla competente cancelleria, ex art. 124 disp. attuaz. c.p.c., norma che fa un esplicito rinvio al concetto di “prova del passaggio in giudicato della sentenza”.

Nel caso in esame, il ricorrente in Cassazione aveva impugnato la sentenza emessa dalla Corte di Appello, con la quale era stata confermata la statuizione resa in primo grado di condanna al pagamento del contributo al mantenimento del figlio minore, sul presupposto che i giudici di secondo grado avessero erroneamente ritenuto come tempestiva la riassunzione dello stesso giudizio, sospeso in attesa delle definizione di quello vertente sulla querela di falso di un documento rilevante ai fini del decidere.

Più precisamente, il ricorrente riteneva che il momento a decorrere dal quale dovessero essere calcolati i tre mesi previsti dalla legge per la riassunzione del giudizio di secondo grado dovesse cristallizzarsi nel momento della spedizione della notifica a mezzo PEC della sentenza conclusiva del giudizio cha ha dato luogo alla sospensione, pur mancando, agli atti, la prova delle ricevute di accettazione e consegna nella casella di posta del destinatario.

Di converso, la Cassazione, ha evidenziato che, non rilevando come prova la sola spedizione della comunicazione PEC (avvenuta il 14/01/2016) nonché mancando agli atti la produzione delle ricevute di accettazione e consegna nella casella di posta elettronica certificata del destinatario, l’unico elemento probatorio può essere individuato nella data del passaggio in giudicato attestato dalla competente cancelleria col certificato appositamente rilasciato (ovvero il 13/06/2016), con ogni conseguenza sul calcolo dei tre mesi per la riassunzione (avvenuta il 3/7/16).

La corte ci insegna come, nonostante il progresso della tecnologia, l’unica prova la troveremo sempre in penna e calamaio.

Cass., Sez. VI – 1 Civ., 02 maggio 2018, n. 10465

Viviana Campanile – v.campanile@lascalaw.com

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