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Ubi, il giorno dei consigli per acquistare le 3 good bank

Quattordici mesi dopo la risoluzione, il destino delle cosiddette good bank dovrebbe avviarsi a compimento. Oggi infatti Ubi terrà i consigli (di gestione e di sorveglianza) per presentare un’offerta per Banca Marche, Popolare Etruria e CariChieti. La trattativa tra l’amministratore delegato Victor Massiah e il presidente unico delle banche in risoluzione, Roberto Nicastro, è stata lunga e resa ancor più complessa dai paletti fissati da Bruxelles (soprattutto per la tempistica imposta, che ha reso complicato vendere bene) e per le condizioni poste da Bce all’acquirente.
Ma alla fine il cerchio si è chiuso: Ubi non metterà mano al portafoglio, perché il pagamento sarà di un euro simbolico, anche se poi dovrà fare un aumento di capitale (che il mercato stima intorno ai 400 milioni). La ragione è che peserà sui suoi conti il cattivo patrimonio delle tre banche ma anche il maggior capitale che Bce chiede, post operazione (attualmente Ubi ha un Cet1 dell’11,68%). Se tutto andrà per il verso giusto, comunque, entro la fine della settimana si dovrebbe concludere la cessione, anche se per il closing formale bisognerà aspettare marzo. Non è un’operazione risolutiva, in termini di dimensioni, per Ubi: resta sempre il quarto istituto del Paese, alle spalle di Banco Bpm (che ha 171 miliardi di attivi contro i 133, post acquisizione, di Ubi), ma comunque porterà in dote 900 mila clienti in più e un 1% aggiuntivo di quote di mercato. Tra un mesetto invece dovrebbe essere ceduta anche la più piccola e malandata delle “good bank”, CariFerrara: in dirittura d’arrivo c’è Bper, dopo che la candidatura di Cariparma è stata accantonata perché, a quanto sembra, chiedeva un taglio del personale ancora più drastico di quello concordato ora con i sindacati (350 uscite su 850). Per CariFerrara ci sarà anche la cessione di tutti gli Npl (400 milioni) ma non è detto che l’acquirente sia Atlante.
Il fondo guidato da Alessandro Penati invece si farà carico, prima della vendita, di 2,2 miliardi di Npl delle altre tre banche (per il 60% sofferenze) che a loro volta oggi riuniranno i cda, mentre un miliardo e mezzo (di soli incagli) passerà ad Ubi. Che, quindi, si ritroverà con 20 miliardi aggiuntivi di attivi totali, 15 miliardi di impieghi, 18 miliardi di raccolta totale e 4.500 dipendenti in più (ma 550 persone hanno i requisiti per il pre-pensionamento). È possibile che ci sia anche qualche cessione di sportello, nelle Marche (Ubi ha già la popolare di Ancona). Post acquisizione, la banca guidata da Victor Massiah si ritroverà con una dote fiscale che potrebbe arrivare a 700 milioni (per le perdite pregresse delle tre banche) e con istituti che hanno un Cet1 superiore al 9%. La condizione posta da Massiah significa quindi che pre-cessione dovrà intervenire il Fondo di risoluzione, per ricapitalizzare le banche. La cifra esatta non è ancora nota ma dovrebbe essere intorno ai 500 milioni; in parte dipenderà da quanto Atlante pagherà il pacchetto di Npl (e quindi di quante perdite si genereranno): secondo le attese la transazione non si discosterà troppo dai 27 centesimi per i crediti in sofferenza e 35-40 per gli incagli.

Vittoria Puledda

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