Il “trust” è un ente dotato di personalità giuridica?

Come la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha già avuto modo di chiarire in molteplici occasioni, con il “trust” alcuni beni vengono posti sotto il controllo di un fiduciario, detto “trustee”, nell’interesse di uno o più beneficiari, per un fine determinato.

Secondo quanto previsto dall’articolo n. 2 della Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 – resa esecutiva in Italia con la legge del 16 ottobre 1989 n. 364 – il vincolo di destinazione mantiene i beni in “trust” distinti dal patrimonio del “trustee”, cui è demandato di “amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge al trustee”.

Benché il “trust” non abbia personalità giuridica, il “trustee” risulta essere l’unico soggetto legittimato nei rapporti con i terzi, in quanto dispone in esclusiva del patrimonio vincolato alla predeterminata destinazione.

Ne consegue che, costituiti in “trust” i diritti di tutti gli obbligazionisti di una società, la legittimazione ad insinuare nel fallimento della garante poi fallita (come nel caso di specie) i relativi crediti compete solo ed esclusivamente al “trustee”.

Non è tra l’altro possibile distinguere la tutela verso la società emittente dalla tutela verso la società garante, poiché ciò che legittima il fiduciario è la destinazione del patrimonio e non i soggetti nei confronti dei quali è chiamato a tutelarlo.

Stante quanto sopra, il “trust” non è un ente dotato di personalità giuridica ma piuttosto un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al “trustee”, il quale, disponendo in via esclusiva dei diritti conferiti nel patrimonio vincolato, è l’unico soggetto legittimato a farli valere nei rapporti con i terzi, anche in giudizio.

Silvia Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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