Trust e azione revocatoria

Nell’azione revocatoria ordinaria avente ad oggetto un bene in trust, lo stato soggettivo del terzo – rilevante nel caso di un atto di disposizione patrimoniale a titolo oneroso – è quello del beneficiario e non quello del trustee; il beneficiario è litisconsorte necessario esclusivamente nel caso dell’atto di disposizione patrimoniale a titolo oneroso”.

Questo è il principio stabilito dalla Corte di Cassazione con la recentissima sentenza in commento, n. 13388/18, depositata il 29 maggio.

Nel caso di specie, una banca ha agito in giudizio chiedendo l’accertamento della simulazione e proponendo, in via subordinata, un’azione revocatoria ai sensi dell’art. 2901 c.c., dell’atto di dotazione di beni in trust da parte del convenuto in favore di una società di gestione dei patrimoni.
Il convenuto e la società si sono costituiti in giudizio chiedendo il rigetto delle domande attoree.

All’esito del giudizio di primo grado il Tribunale di Milano ha revocato il trust e detta decisione è stata confermata dalla Corte di Appello adita dai convenuti soccombenti.

 Il disponente e la società di trust hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello di Milano sostenendo che, mancando la gratuità nel trust, l’attore avrebbe dovuto dimostrare la partecipatio fraudis da parte del trustee, oltre al fatto che i beneficiari dello stesso trust avrebbero dovuto essere litisconsorti necessari nel processo avente ad oggetto l’inefficacia dell’atto di dotazione dello stesso, con conseguente nullità della sentenza.

La Cassazione ha rigettato il ricorso, precisando che “nell’interesse della corretta amministrazione di un patrimonio in trust non integra una posizione di diritto soggettivo attuale in favore dei beneficiari ai quali siano attribuite dall’atto istitutivo soltanto facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazioni discrezionali del trustee; conseguentemente, deve escludersi che i beneficiari non titolari di diritti attuali sui beni siano legittimati passivi e litisconsorti necessari nell’azione revocatoria avente ad oggetto i beni in trust, spettando invece la legittimazione, oltre che al debitore, al trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi.

Inoltre, in relazione all’elemento costitutivo della fattispecie di cui all’art 2901 c.c., rappresentato dall’onerosità dell’atto di disposizione, deve essere posto in primo piano il criterio dell’interesse che l’intestazione formale, quale punto di riferimento della dichiarazione di inefficacia relativa dell’atto di disposizione, aveva in un primo tempo lasciato in ombra.

Ai fini della qualificazione in termini di gratuita od onerosità dell’atto deve dunque, secondo la Corte di Cassazione, aversi riguardo al criterio dell’interesse in relazione al rapporto tra il disponente e il beneficiario.

Cass., Sez. III Civ., 29 maggio 2018, n. 13388

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il Tribunale di Bologna dichiara l’inefficacia della clausola risolutiva espressa eccessivamente g...

Contratti

Ai fini della risoluzione del contratto, l’indagine circa la gravità della inadempienza deve tene...

Contratti

Con l’ordinanza del 23 maggio 2018, la Suprema Corte ha avuto modo di esprimersi in merito all'att...

Contratti