Troppa fiducia rovina…la responsabilità oggettiva

Merita attenzione una recente pronuncia della Suprema Corte, in quanto delimita marcatamente la responsabilità ascrivibile all’intermediario finanziario, in relazione alle responsabilità civili di quest’ultimo ai sensi degli artt. 2049 cod. civ. e 31 Testo Unico della Finanza.

Nei giudizi di merito era stata infatti esclusa la responsabilità di un intermediario finanziario, convenuto in giudizio da parte di un investitore, in ragione di illeciti compiuti da parte del promotore, in quanto non provata la “conoscenza dell’intermediaria” in ordine alla dazione degli assegni, le cui operazioni “erano avvenute al di fuori del controllo istituzionale di quest’ultima”, ove peraltro operazioni sul rapporto di conto corrente erano avvenute attraverso la consegna dei codici di accesso della Banca da parte del cliente al promotore finanziario.

La Corte di Legittimità conferma le pronunce di merito e, dopo aver ribadito che “la responsabilità solidale della società di intermediazione mobiliare per i danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari va esclusa allorquando la condotta “anomala” del danneggiato evidenzi, se non la collusione, quanto meno la consapevole acquiescenza da parte sua alla violazione delle regole gravanti sul promotore (tra le altre, Cass. 13/12/2013, n. 27925 e Cass. 31/07/2017, n. 18928)”, esclude l’esistenza di un diritto risarcitorio nel caso in esame, valorizzando gli aspetti connessi alla “anomalia” del rapporto, sotto il profilo della “fiducia”.

Integrando addirittura la pronuncia di merito la Corte di Legittimità ravvisa ulteriori elementi anomali del cliente tali per cui “può ravvisarsi l’intenzione di instaurare un rapporto fiduciario esclusivo con il promotore medesimo, il quale, previo trasferimento, da parte del cliente, del potere di disporre del proprio denaro, viene investito di un mandato incondizionato ad operare sul relativo conto bancario, al di fuori di ogni rapporto con la banca intermediaria. Una simile condotta deve dunque ritenersi idonea ad escludere il nesso di causalità che giustifica la responsabilità della banca intermediaria per il fatto del promotore, venendo meno il rapporto di necessaria occasionalità tra il fatto dannoso commesso dal preposto e l’esercizio delle incombenze a lui affidate (Cass. 13/12/2013, n. 27925)”.

Cass., Sez. III Civ., 27 marzo 2018, n. 7533

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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