Il Tribunale di Milano e il rischio delle obbligazioni greche

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 10591/2016, si è pronunciato in merito al rischio delle obbligazioni emesse dalla Repubblica greca. La decisione, oltre a rappresentare uno dei primi contributi sulla questione dei titoli di debito ellenici, pone rilevanti novità in merito sia alla valutazione del rischio sia alla adeguatezza dell’investimento.

Nel caso di specie un investitore sosteneva che gli acquisti effettuati in obbligazioni greche – nell’ambito di contratto di gestione di portafoglio – fossero affetti da nullità e/o annullabilità, oltre a ritenere la banca fosse responsabile per violazione degli obblighi di buona fede e diligenza.

La banca, a contrario, costituendosi in giudizio, negava ogni addebito, mostrando come l’investimento fosse chiaramente adeguato al profilo finanziario dichiarato dall’investitore, il quale aveva affermato di perseguire obiettivi di investimento a medio/lungo periodo e avere, inoltre, esperienza e propensione al rischio di medio livello.

Il Giudice, partendo dall’esame delle caratteristiche del prestito obbligazionario, ricorda che le obbligazione greche, nell’anno 2009, “avevano un rating di A-, secondo S&P, diminuito a BBB+ il 16/12/2009. La loro valutazione, al momento dell’acquisto, era quindi addirittura superiore al minimo indicato nel mandato di gestione”.

Il Giudice nel motivare l’integrale rigetto delle domande attoree, ha statuito inoltre che: “Nel profilo finanziario, l’attore ha indicato di possedere una esperienza ed una propensione al rischio media e di perseguire obiettivi di investimento a medio/lungo termine con rischio azionario [omissis]”; di conseguenza, “[…] si rileva che gli investimenti oggetto di causa hanno pienamente rispettato i limiti del mandato di gestione e sono del tutto coerenti con il profilo finanziario del cliente e in particolare con la sua esperienza e propensione al rischio. Non si ravvisano, quindi, violazioni dei parametri della buona fede e della correttezza da parte del gestore”.

Inoltre, per quanto attiene all’adeguatezza dell’investimento, la sentenza ha ritenuto che questa debba essere parametrata al rischio che il singolo investitore – nel concreto – può sopportare, posto che la disciplina di settore “richiede che l’investimento sia di natura tale che il cliente sia finanziariamente in grado di sopportare qualsiasi rischio connesso all’investimento compatibilmente con i suoi obiettivi di investimento. Anche questo parametro è positivamente riscontrato nella fattispecie” e questo in quanto “l’attore possedeva certamente la necessaria esperienza e conoscenza per comprendere i rischi inerenti all’operazione e alla gestione del suo portafoglio. Egli infatti nel profilo finanziario ha dichiarato di conoscere le obbligazioni e di essere consapevole che ad un maggior rendimento corrisponde generalmente un maggior rischio”.

Trib. Milano, 29 settembre 2016, n. 10591 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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