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Tommasi (Airbnb): noi non siamo sostituti di imposta

L’impossibilità ad agire come sostituti di imposta per una piattaforma che ha la propria residenza fiscale all’estero. Ma non solo. Anche la mancata attenzione da parte del governo alla possibilità di essere considerati «agenti contabili», invece che sostituti di imposta sia per la cedolare secca sia per la tassa di soggiorno.
Da settimane ormai si discute della cosiddetta «tassa Airbnb», ovvero la nuova forma di tassazione che prevede la scelta tra due regimi impositivi (cedolare secca al 21% oppure scaglioni Irpef). ItaliaOggi ha raggiunto Alessandro Tommasi, public policy manager di Airbnb Italia srl che, dopo aver esposto le proprie ragioni davanti alle commissioni bilancio di camera e senato lo scorso 9 maggio, ci fornisce la sua versione dei fatti in merito alle nuove disposizioni normative in tema fiscale sulle locazioni brevi (art. 4 del dl 50/2017).

Domanda. Dottor Tommasi la tassa Airbnb si applica ad Airbnb o no? Secondo il direttore dell’Agenzia delle entrate sì, anche se occorre precisare meglio la norma.

Risposta. È innegabile ed evidente a tutti che vi siano enormi imprecisioni nella definizione dei soggetti individuati dal provvedimento. Inoltre, in diverse occasioni, l’Agenzia delle entrate ha sottolineato la difficoltà di applicare a una piattaforma estera il ruolo di sostituto d’imposta. Per questi motivi vediamo con favore gli emendamenti presentati nel senso di dare mandato proprio all’Agenzia delle entrate per stipulare accordi con le piattaforme stesse, definendo modalità tecniche che siano funzionali allo scopo della normativa e al contempo rispettose del ruolo delle piattaforme e della normativa europea.

D. Avete già in corso una collaborazione con l’Agenzia per la trasmissione dei dati degli utenti Airbnb? Mi può spiegare meglio in cosa consiste? Il direttore dell’Agenzia ha dichiarato che è al lavoro per fare delle convenzioni con le piattaforme digitale. Mi può spiegare meglio cosa concorderete?

R. Siamo a disposizione dell’Agenzia in qualsiasi momento, così come abbiamo risposto volentieri all’invito delle commissioni bilancio di camera e senato ad apparire in audizione. Rispettiamo il ruolo delle istituzioni: non spetta a noi stabilire tempi e modi in cui si deciderà di operare in seguito a quanto disposto dall’art. 4 della manovra, ma è impensabile introdurre dei cambiamenti così radicali imponendo, con 30 giorni di tempo, obblighi gravosi indistintamente dal soggetto: una piattaforma online e un’agenzia immobiliare sono troppo diversi perché siano loro imposte procedure identiche nella trasmissione dei dati o nella collezione delle tasse. La Fiaip, associazione di categoria, ha espresso molto chiaramente questo punto in audizione e il governo non può ignorarlo.

D. Airbnb è stato definito da voi un agente contabile e non un sostituto di imposta. Che differenza c’è?

R. Ci siamo limitati a suggerire una modalità di funzionamento del meccanismo di raccolta e versamento del dovuto, basandoci su un modello – quello della tassa di soggiorno – che ad oggi è attivo in 250 giurisdizioni nel mondo. Nel solo 2016, soltanto in Francia, abbiamo raccolto e versato 7,3 milioni di euro di tassa di soggiorno in Francia.

D. L’attenzione del fisco internazionale, e del fisco italiano in particolare, sembra concentrarsi su quelli che definiamo colossi del web. Preoccupati per una qualche attenzione particolare da parte del fisco? Come è regolata la vostra attività nei confronti dell’amministrazione fiscale italiana?

R. La necessità di aggiornamento delle regole internazionali in materia fiscale non è un tema solo del mondo digitale e certamente non è un argomento nuovo. Ci tengo però a sottolineare, ancora una volta, che il 97% del prezzo deciso autonomamente da ogni host su ogni notte rimane sul territorio, nelle mani dell’host e con enorme effetto redistributivo.

D. Come impatterà la nuova normativa sull’attività di Airbnb Italia?

R. Impossibile dirlo finché non saranno licenziati il testo e le modalità di attuazione del dispositivo ma dopo la decisione della maggioranza di non segnalare neppure un emendamento che prevedesse il meccanismo dell’agente contabile e dell’accordo con l’Agenzia è evidente che non si voglia trovare una soluzione che funzioni, ma solo penalizzare un settore – quello dell’accoglienza in casa – che è in grande crescita, come tutto il comparto turistico mondiale.

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