Titolo al portatore: legittimazione di chi lo presenta

La Corte di Cassazione con sentenza del 23 giugno – 1 dicembre 2016, n. 24543 ha trattato il contestato tema del pagamento, ad un terzo non legittimato, di un certificato di deposito al portatore.

Più precisamente la ricorrente denunciava la violazione degli artt. 2003 e 1836 c.c., nonché dell’art. 2 delle clausole contrattuali, nel caso in cui si ritiene liberatorio il pagamento del titolo nonostante lo stesso venga effettuato dall’istituto di credito, non già al portatore, stesso bensì ad un soggetto che si qualifica come mero delegato dell’intestatario.

Le doglianze della ricorrente sono state rigettate poiché “la legge di circolazione del titolo in questione, […], è chiara nell’attribuire la legittimazione all’esercizio del diritto menzionato nel titolo al portatore, cioè al possessore che lo presenti al debitore, anche se il titolo sia intestato al nome di una determinata persona o in altro modo contrassegnato (cfr. artt. 1836,2003 cod.civ)”.

Da ciò ne deriva anche l’assenza di una colpa grave o di un dolo in capo all’istituto di credito.

La corte di merito ha rilevato anche come il pagamento al soggetto legittimato dal possesso del titolo non sia qualificabile come gravemente colposo (tantomeno doloso) sì da non potersi ritenere liberatorio a norma dell’art. 1836 comma prima (in coerenza con il principio generale di cui all’art. 1992 comma secondo)”.

Inoltre la Corte, cogliendo l’occasione data dal ricorso de quo, ha potuto precisare che “non incide evidentemente su tali fondamentali regole civilistiche della circolazione del titolo al portatore l’eventuale inesatto adempimento dell’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 10 D.Lgs. n. 461/1997: si tratta invero di norma dettata ad altro fine e in un diverso ambito, essendo diretta a consentire alla Amministrazione fiscale di conoscere il percettore del reddito generato dall’operazione”.

Pertanto, in presenta di titolo al portatore, il pagamento a favore del presentatore non può essere rifiutato dalla Banca, stante la disciplina del summenzionato art. 2003 c.c., non sussistendo un caso di liberazione ex art. 1836 c.c.

Angelica Scolari – a.scolari@lascalaw.com

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