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Tim, Vivendi torna all’attacco e riapre la contesa sul board

La tregua su Telecom non è durata neanche 24 ore. Sono già riaffiorate le tensioni latenti in una situazione di governance oggettivamente atipica, con un board da public company (il mercato è maggioranza nell’azionariato e nel cda) e un socio di maggioranza relativa al 24%, Vivendi, cui evidentemente va stretta la posizione minoritaria in consiglio. Vincent Bolloré, che si è ritirato dietro le quinte, ma non ha abbandonato il campo – secondo quanto ricostruito da «Il Sole-24Ore» – ritiene ancora che Telecom abbia bisogno di una cura di efficienza perchè imputata di avere una base-costi superiore del 20% a quella degli altri principali incumbent europei. Si potrebbe obiettare che i margini reddituali della compagnia tricolore sono tuttora al top continentale (con un Ebitda superiore al 40% dei ricavi) e forse che il problema è l’incertezza sul posizionamento sistemico-strategico del gruppo che, pur essendo privato, ha un’indubbia valenza nazionale. Ma tant’è. Il finanziere bretone che, con la società di famiglia, ha il controllo di fatto di Vivendi ritiene – sempre secondo le ricostruzioni – che l’ad Amos Genish possa essere il manager giusto per portare avanti il turnoaround, ma in sostanza che l’attuale board – dove siede più di un supposto candidabile alla guida della compagnia – non offra il contesto migliore per farlo lavorare con la dovuta tranquillità.
In questo senso sembrano andare le dichiarazioni rilasciate ieri da un portavoce di Parigi, che ha definito la situazione in Telecom più che confusa («mess»). Vivendi si dice «preoccupata» e «sorpresa» per i continui “leaks” che escono dal board della compagnia telefonica. Dice che Elliott ha condotto una campagna “violenta e veemente” per il rinnovo del consiglio, promettendo una serie di azioni che non si sono realizzate, ma che poi si è eclissato. Definisce l’andamento del titolo in Borsa (che ieri è rimbalzato del’1,48% a 0,6174 euro) e i risultati del secondo trimestre deludenti («disappointing»), ma ribadisce il sostegno all’ad Amos Genish e spera che Elliott continui a fare altrettanto. E alla fine non commenta sulla possibilità di voler rimettere mano alla composizione del board, come ventilato nel comunicato sui conti del primo trimestre. Non è stato ancora deciso nulla a riguardo, ma l’occasione per un chiarimento si offrirà senz’altro entro l’anno, quando Telecom dovrà convocare l’assemblea per il conferimento dell’incarico alla società di revisione che, proprio per la posizione assunta da Vivendi nell’assemblea di bilancio del 24 aprile, era rimasto in sospeso. È opinione diffusa che vecchi e nuovi soci – senza prescindere dalla Cdp entrata con quasi il 5%, potenzialmente raddoppiabile – dovranno trovare la quadra sedendosi intorno a un tavolo. Tavolo al quale Bolloré vorrà presentarsi in posizione di forza.
Elliott non commenta, ma ci ha pensato il presidente Fulvio Conti, capofila della lista vincente del fondo attivista, a rispondere. «Sono sorpreso e dispiaciuto per i commenti inappropriati espressi dal portavoce di Vivendi – ha dichiarato – Il consiglio in un clima coeso e costruttivo, e nell’interesse di tutti gli azionisti, è allineato con l’amministratore delegato, il management e tutta l’azienda per il conseguimento degli obiettivi del piano strategico DigiTim». Per la seconda volta rimbalza il concetto di “inappropriato”, come quando a giugno Genish si era lamentato pubblicamente delle critiche di alcuni amministratori di maggioranza. Del resto – è il commento che si raccoglie nell’azionariato – si tratta di dichiarazioni che non sono supportate dai fatti perchè non risulta che il nuovo consiglio, da quando si è insediato a maggio, abbia impedito all’ad – che detiene tutte le deleghe operative – di fare alcunchè. Tant’è che anche la scelta del sostituto di Stefano De Angelis alla guida della principale controllata – Tim Brasil – non è stata oggetto di pre-informativa nel cda della capogruppo, rompendo di fatto una tradizione consolidata.
Proprio ieri, a quanto risulta, Genish che ha ribadito il suo impegno di lungo termine in Telecom, ha discusso con De Angelis della sua ricollocazione dopo gli “eccellenti” risultati conseguiti in Brasile, riconosciuti pubblicamente anche dall’ad nel corso della conference call sulla semestrale. Genish ha difeso la scelta di Sami Foguel, ricordando la sua esperienza decennale in McKinsey e la sua attitudine a massimizzare la soddisfazione del cliente. L’inesperienza nel campo delle tlc – ha osservato l’ad di Telecom – è compensata al vertice dal presidente João Cox, che è un «veterano» del settore in Brasile.

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