E se ti informo dopo va bene lo stesso? Certo

La sentenza resa dalla Corte Suprema affronta il particolare caso della informativa resa all’investitore dopo l’investimento effettuato, riconoscendone la validità sanante ex tunc.

La Corte d’Appello di Firenze rigettava l’azione promossa da parte di due investitori affermando che, seppure l’originario acquisto dei titoli speculativi non fosse stato preceduto da alcuna informazione al cliente sulle loro caratteristiche e sul grado di rischiosità, tuttavia le informazioni sarebbero state fornite in un momento successivo, allorquando, a fronte delle proteste del cliente, tra le parti sarebbe avvenuto un incontro “chiarificatore” all’esito del quale il cliente aveva confermato anche per iscritto di approvare la composizione del suo portafoglio titoli, dichiarandosi soddisfatto delle spiegazioni ricevute e di non avere più alcuna contestazione da muovere con riguardo al contenuto del suo dossier titoli, come anche confermato dalla circostanza che fino che sugli strumenti finanziari negoziati erano venivano percepiti interessi cedolari.

Contestando la decisione del Collegio di secondo grado veniva proposto ricorso censurando il ragionamento espresso e sopra riportato.

Con un articolato ragionamento (che diparte da una analisi della Giurisprudenza esistente in subiecta materia ed un esame di diversi istituti civilistici), il Collegio di legittimità conferma la decisione affermando che “l’intermediario finanziario è obbligato a fornire all’investitore adeguata e specifica informazione sulle caratteristiche del prodotto finanziario proposto per l’acquisto, rispondendo in caso contrario a titolo di responsabilità contrattuale del relativo inadempimento.  […] obbligo di fornire le informazioni incombe sull’intermediario prima dell’investimento e consiste nel fornire al cliente in concreto ogni possibile elemento per consentirgli di svolgere la scelta dell’investimento in maniera cosciente e meditata. Tuttavia è rilevante anche il comportamento tenuto dalle parti in costanza di rapporto, ovvero dopo l’acquisto.  […]. Nel caso di specie la sentenza impugnata ha rilevato il sicuro inadempimento contrattuale della banca per non avere fornito all’investitore alcuna informazione prima dell’acquisto delle obbligazioni argentine; ha tuttavia esaminato il comportamento delle parti successivo all’effettuazione dell’ordine di acquisto; ha rilevato in fatto che, in esito a un incontro tra banca e investitore, quest’ultimo si è dichiarato pienamente soddisfatto delle informazioni ricevute e della coeva composizione del suo dossier titoli, nel quale figuravano anche i titoli argentini. Nel far ciò il giudice di appello ha correttamente operato, posto che nessuna norma impone che la carenza di preventivo obbligo informativo non possa essere sanata dal comportamento successivo delle parti che, dopo l’acquisto, rimedino all’inadempimento di una di esse, convenendo di nuovo le condizioni di acquisto e sanando pertanto le conseguenze dell’originario inadempimento di una di esse”.

Dunque, dinnanzi ad un inadempimento dell’intermediario finanziario è possibile “sanare” l’inadempimento in una fase successiva, anche in considerazione del comportamento dell’investitore.

Cass., Sez. I Civ., 27 settembre 2017, n. 22605 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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